La crisi d’azienda è un fenomeno che produce conseguenze negative, talvolta anche gravissime, non solo per i soggetti partecipi, direttamente od indirettamente, alla vicenda aziendale ma, più in generale, per l’intero sistema socio-economico. Tali effetti si generano con diversa intensità in relazione al particolare stadio di maturazione raggiunto dal fenomeno patologico. Invero, la crisi, avendo carattere dinamico, si sviluppa mediante il succedersi di fasi caratterizzate da un livello di gravità crescente. I primi momenti generano conseguenze di lieve entità: sono quindi sopportabili per l'azienda che può continuare ad operare – talvolta inconsapevole della degenerazione della propria condizione – in modo antifunzionale. Gli ultimi stadi, al contrario, si contraddistinguono per un’elevata complessità: se il management non interviene eliminando prontamente le cause del malessere, la condizione patologica può aggravarsi e divenire irreversibile. Raggiunto lo stadio di irreversibilità le posizioni di equilibrio perdute non potranno essere recuperate. Si comprende agevolmente, quindi, come per gli operatori di mercato divenga imprescindibile la necessità di cogliere efficacemente i sintomi premonitori del processo degenerativo. Ciò quanto prima possibile, ossia quando il fenomeno ha ancora carattere di reversibilità. La tempestività, perciò, rappresenta un requisito essenziale per gli strumenti di diagnosi. Nell’intento di contenere il più possibile i danni generati dalla crisi, infatti, il processo diagnostico deve imporsi un obiettivo più ambizioso: la previsione delle condizioni prospettiche di funzionalità aziendale. Ad una tale esigenza, si ritiene possano potenzialmente rispondere i modelli di previsione. Essi nascono, in prevalenza, dalla combinazione della tradizionale analisi di bilancio per indici e di metodiche statistiche più o meno sofisticate. L’introduzione della statistica nella metodologia di analisi permette, infatti, di oggettivare il processo di valutazione dello status dell’unità indagata. Ciò, ad evidenza, conduce alla formulazione di un giudizio anticipato e attendibile sul futuro status aziendale. È opportuno rilevare, tuttavia, che il crescente interesse dimostrato dagli studiosi per tale ambito di ricerca non di rado si accompagna ad un atteggiamento piuttosto pessimistico da parte degli operatori sulla possibilità di una concreta applicazione delle elaborazioni ottenute. Lo scetticismo trae fondamento dallo stesso punto di forza dei modelli statistici – l’eccessivo determinismo – che acquisisce conseguentemente i connotati di un’arma a doppio taglio. Se da un lato, infatti, gli strumenti econometrici permettono di ottenere giudizi rapidi ed oggettivi sullo status della combinazione esaminata; dall’altro, l’impossibilità per l’analista di dominare totalmente il processo di formulazione del giudizio costituisce un serio disincentivo all’impiego di tale strumentazione. A questo, poi, deve aggiungersi la sfiducia che ancora grava sulla possibilità di sintetizzare efficacemente la complessa e dinamica realtà aziendale in un semplice algoritmo econometrico. Ciò, tuttavia, non deve sminuire eccessivamente la significatività del contributo informativo generato dall’impiego di una tale strumentazione. I modelli di previsione, infatti, rappresentano un valido supporto informativo utile per trarre indicazioni «di massima» in merito all’eventuale stato di crisi dell’unità produttiva. In questa prospettiva, l’indagine finalizzata alla valutazione delle condizioni di operatività delle aziende potrebbe svolgersi in due steps: 1. la valutazione iniziale ottenuta attraverso l’interpretazione dei risultati scaturenti dall’applicazione del modello; 2. l’affinamento dell’indagine con tecniche di analisi più approfondite qualora lo studio preliminare metta in evidenza un presumibile stato di crisi. I modelli diagnostici, quindi, fungerebbero da importante «campanello d’allarme» nelle analisi sullo stato di salute dell’azienda.

La diagnosi precoce della crisi aziendale. Analisi del processo patologico e modelli predittivi.

CESTARI, GRETA
2009-01-01

Abstract

La crisi d’azienda è un fenomeno che produce conseguenze negative, talvolta anche gravissime, non solo per i soggetti partecipi, direttamente od indirettamente, alla vicenda aziendale ma, più in generale, per l’intero sistema socio-economico. Tali effetti si generano con diversa intensità in relazione al particolare stadio di maturazione raggiunto dal fenomeno patologico. Invero, la crisi, avendo carattere dinamico, si sviluppa mediante il succedersi di fasi caratterizzate da un livello di gravità crescente. I primi momenti generano conseguenze di lieve entità: sono quindi sopportabili per l'azienda che può continuare ad operare – talvolta inconsapevole della degenerazione della propria condizione – in modo antifunzionale. Gli ultimi stadi, al contrario, si contraddistinguono per un’elevata complessità: se il management non interviene eliminando prontamente le cause del malessere, la condizione patologica può aggravarsi e divenire irreversibile. Raggiunto lo stadio di irreversibilità le posizioni di equilibrio perdute non potranno essere recuperate. Si comprende agevolmente, quindi, come per gli operatori di mercato divenga imprescindibile la necessità di cogliere efficacemente i sintomi premonitori del processo degenerativo. Ciò quanto prima possibile, ossia quando il fenomeno ha ancora carattere di reversibilità. La tempestività, perciò, rappresenta un requisito essenziale per gli strumenti di diagnosi. Nell’intento di contenere il più possibile i danni generati dalla crisi, infatti, il processo diagnostico deve imporsi un obiettivo più ambizioso: la previsione delle condizioni prospettiche di funzionalità aziendale. Ad una tale esigenza, si ritiene possano potenzialmente rispondere i modelli di previsione. Essi nascono, in prevalenza, dalla combinazione della tradizionale analisi di bilancio per indici e di metodiche statistiche più o meno sofisticate. L’introduzione della statistica nella metodologia di analisi permette, infatti, di oggettivare il processo di valutazione dello status dell’unità indagata. Ciò, ad evidenza, conduce alla formulazione di un giudizio anticipato e attendibile sul futuro status aziendale. È opportuno rilevare, tuttavia, che il crescente interesse dimostrato dagli studiosi per tale ambito di ricerca non di rado si accompagna ad un atteggiamento piuttosto pessimistico da parte degli operatori sulla possibilità di una concreta applicazione delle elaborazioni ottenute. Lo scetticismo trae fondamento dallo stesso punto di forza dei modelli statistici – l’eccessivo determinismo – che acquisisce conseguentemente i connotati di un’arma a doppio taglio. Se da un lato, infatti, gli strumenti econometrici permettono di ottenere giudizi rapidi ed oggettivi sullo status della combinazione esaminata; dall’altro, l’impossibilità per l’analista di dominare totalmente il processo di formulazione del giudizio costituisce un serio disincentivo all’impiego di tale strumentazione. A questo, poi, deve aggiungersi la sfiducia che ancora grava sulla possibilità di sintetizzare efficacemente la complessa e dinamica realtà aziendale in un semplice algoritmo econometrico. Ciò, tuttavia, non deve sminuire eccessivamente la significatività del contributo informativo generato dall’impiego di una tale strumentazione. I modelli di previsione, infatti, rappresentano un valido supporto informativo utile per trarre indicazioni «di massima» in merito all’eventuale stato di crisi dell’unità produttiva. In questa prospettiva, l’indagine finalizzata alla valutazione delle condizioni di operatività delle aziende potrebbe svolgersi in due steps: 1. la valutazione iniziale ottenuta attraverso l’interpretazione dei risultati scaturenti dall’applicazione del modello; 2. l’affinamento dell’indagine con tecniche di analisi più approfondite qualora lo studio preliminare metta in evidenza un presumibile stato di crisi. I modelli diagnostici, quindi, fungerebbero da importante «campanello d’allarme» nelle analisi sullo stato di salute dell’azienda.
2009
9788814145087
crisi d'azienda, analisi sintomatologica, strumenti di diagnosi putuale, strumenti predittivi, modelli di previsione delle insolvenze
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