Nel testo si analizza la realtà familiare sotto il profilo del diritto di libertà religiosa, in relazione alla sfera di autonomia dei singoli membri della famiglia, al rapporto tra i coniugi, al diritto-dovere dei genitori di mantenere, istruire ed educare la prole, nonché alla progressiva acquisizione di una certa maturità da parte del minore, che gli permette di esercitare il diritto di libertà nelle scelte di carattere personalissimo. Tutti questi fattori devono essere armonizzati con il principio di unità familiare e con i principi di solidarietà e responsabilità che caratterizzano l’intera convivenza civile e le relazioni inter-familiari. In materia di educazione religiosa, il diritto-dovere di educare i figli tenendo conto delle loro capacità, inclinazioni naturali ed aspirazioni, si esprime nell’avviamento dei figli ad un orientamento, religioso o meno, concordato tra i genitori, che può proseguire o modificarsi con la raggiunta maturità del minore. La giuridicizzazione di questi rapporti, però, presenta anche problemi nuovi: il diverso orientamento religioso dei coniugi può determinare l’impossibilità di raggiungere un accordo sull’indirizzo religioso dei figli, o può sfociare in una crisi dell’unione matrimoniale, e riaprire il conflitto anche in relazione all’affidamento della prole. Persino in assenza di contrasto tra coniugi o fuori dei casi di separazione o divorzio, possono determinarsi situazioni nelle quali determinate condotte del genitore suscitate da un certo orientamento religioso concretizzano delle violazioni dei doveri familiari. Non sempre la giurisprudenza riesce a dare certezza a problemi che si nutrono delle fluttuazioni e delle sfumature della vita quotidiana. Tendenzialmente, in un conflitto sull’insegnamento religioso del minore ancora non capace di discernimento, la giurisprudenza più recente, in assenza di comportamenti in contrasto con i doveri familiari dei genitori, ritiene preferibile seguire un criterio di continuità nella scelta dell’educazione religiosa, che faccia riferimento all’indirizzo educativo fino a quel momento ricevuto dal minore. Le nuove dinamiche di multiculturalismo presenti in Europa, inoltre, hanno determinato un pluralismo religioso e culturale assai più variegato rispetto al passato, da cui derivano modi radicalmente diversi di concepire il rapporto familiare e genitoriale che devono essere necessariamente contenuti all’interno dei principi dell’ordinamento. In tal senso, appare necessario realizzare un equilibrato contemperamento tra i diversi diritti ed interessi dei componenti della famiglia, in primo luogo del minore, che tenga conto delle specificità delle singole fattispecie, e che tenga altresì fermi quei principi fondamentali volti a garantire al minore una crescita sana, nonché la progressiva acquisizione di una libertà personale, religiosa e di pensiero, che costituiscono il minimo comune multiplo di convivenza sociale e familiare nella nostra società. Diventa allora particolarmente significativo il ruolo del giudice nella risoluzione delle fattispecie concrete che si troverà ad affrontare. L’analisi si sofferma in modo particolare sulla dottrina e giurisprudenza in materia di educazione e libertà religiosa del minore, le quali si sono sviluppate in ragione dell’evoluzione normativa che si è avuta negli ultimi decenni, dalla Costituzione alla Riforma del diritto di famiglia del 1975, alle carte internazionali dei diritti umani, arrivando fino alle questioni religiose o multiculturali più vicine ai giorni nostri. Da tale analisi emerge forte l’esigenza che gli interventi del giudice, pur senza perdere di vista il caso concreto e le condizioni familiari e ambientali specifiche, siano soddisfacenti per la tutela dell’interesse del minore ad uno sviluppo il più possibile sereno ed equilibrato, nel rispetto della sua personalità in formazione e nell’osservanza di quei principi fondamentali dell’ordinamento che non possono essere contraddetti in nessuna circostanza, perché sono posti a garanzia dell’autonomia e della dignità di ogni persona.

Educazione e libertà religiosa del minore

DURISOTTO, DAVID
2011

Abstract

Nel testo si analizza la realtà familiare sotto il profilo del diritto di libertà religiosa, in relazione alla sfera di autonomia dei singoli membri della famiglia, al rapporto tra i coniugi, al diritto-dovere dei genitori di mantenere, istruire ed educare la prole, nonché alla progressiva acquisizione di una certa maturità da parte del minore, che gli permette di esercitare il diritto di libertà nelle scelte di carattere personalissimo. Tutti questi fattori devono essere armonizzati con il principio di unità familiare e con i principi di solidarietà e responsabilità che caratterizzano l’intera convivenza civile e le relazioni inter-familiari. In materia di educazione religiosa, il diritto-dovere di educare i figli tenendo conto delle loro capacità, inclinazioni naturali ed aspirazioni, si esprime nell’avviamento dei figli ad un orientamento, religioso o meno, concordato tra i genitori, che può proseguire o modificarsi con la raggiunta maturità del minore. La giuridicizzazione di questi rapporti, però, presenta anche problemi nuovi: il diverso orientamento religioso dei coniugi può determinare l’impossibilità di raggiungere un accordo sull’indirizzo religioso dei figli, o può sfociare in una crisi dell’unione matrimoniale, e riaprire il conflitto anche in relazione all’affidamento della prole. Persino in assenza di contrasto tra coniugi o fuori dei casi di separazione o divorzio, possono determinarsi situazioni nelle quali determinate condotte del genitore suscitate da un certo orientamento religioso concretizzano delle violazioni dei doveri familiari. Non sempre la giurisprudenza riesce a dare certezza a problemi che si nutrono delle fluttuazioni e delle sfumature della vita quotidiana. Tendenzialmente, in un conflitto sull’insegnamento religioso del minore ancora non capace di discernimento, la giurisprudenza più recente, in assenza di comportamenti in contrasto con i doveri familiari dei genitori, ritiene preferibile seguire un criterio di continuità nella scelta dell’educazione religiosa, che faccia riferimento all’indirizzo educativo fino a quel momento ricevuto dal minore. Le nuove dinamiche di multiculturalismo presenti in Europa, inoltre, hanno determinato un pluralismo religioso e culturale assai più variegato rispetto al passato, da cui derivano modi radicalmente diversi di concepire il rapporto familiare e genitoriale che devono essere necessariamente contenuti all’interno dei principi dell’ordinamento. In tal senso, appare necessario realizzare un equilibrato contemperamento tra i diversi diritti ed interessi dei componenti della famiglia, in primo luogo del minore, che tenga conto delle specificità delle singole fattispecie, e che tenga altresì fermi quei principi fondamentali volti a garantire al minore una crescita sana, nonché la progressiva acquisizione di una libertà personale, religiosa e di pensiero, che costituiscono il minimo comune multiplo di convivenza sociale e familiare nella nostra società. Diventa allora particolarmente significativo il ruolo del giudice nella risoluzione delle fattispecie concrete che si troverà ad affrontare. L’analisi si sofferma in modo particolare sulla dottrina e giurisprudenza in materia di educazione e libertà religiosa del minore, le quali si sono sviluppate in ragione dell’evoluzione normativa che si è avuta negli ultimi decenni, dalla Costituzione alla Riforma del diritto di famiglia del 1975, alle carte internazionali dei diritti umani, arrivando fino alle questioni religiose o multiculturali più vicine ai giorni nostri. Da tale analisi emerge forte l’esigenza che gli interventi del giudice, pur senza perdere di vista il caso concreto e le condizioni familiari e ambientali specifiche, siano soddisfacenti per la tutela dell’interesse del minore ad uno sviluppo il più possibile sereno ed equilibrato, nel rispetto della sua personalità in formazione e nell’osservanza di quei principi fondamentali dell’ordinamento che non possono essere contraddetti in nessuna circostanza, perché sono posti a garanzia dell’autonomia e della dignità di ogni persona.
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