Che cos'è la metaletteratura? Che tipo di impostazione epistemologica rivela? Quale rapporto intrattiene con una categoria estetica da sempre controversa come il realismo? E perché passando in rassegna la narrativa italiana degli anni Sessanta e Settanta ci imbattiamo così spesso nelle sue (pur diverse) manifestazioni? Il saggio di Nicola Turi tenta di rispondere a questi interrogativi analizzando caso per caso - con l'ausilio dei più aggiornati strumenti narratologici, e tenendo sempre sullo sfondo illustri modelli stranieri (soprattutto Borges) - l'attivazione di un "discorso autoriflessivo" nel romanzo italiano contemporaneo (1957-1979), attraversando così l'opera di Del Buono e Pasolini, Calvino e Manganelli, Moravia e Piovene, Gramigna e Dessí, Arbasino e Sanguineti, Pomilio e La Capria, Landolfi e la Manzini: fino a rintracciare la genesi di ogni gesto metanarrativo in uno stato di impasse, di protratta epochè, che trova la sua linfa vitale nel patrimonio gnoseologico dell'occidente ma anche nel clima estetico dell'Italia postbellica, col passare del tempo sempre più favorevole alla "dissoluzione" dell'autore.

Testo delle mie brame. Il metaromanzo italiano del secondo Novecentp (1957-1979)

TURI, Nicola
2007-01-01

Abstract

Che cos'è la metaletteratura? Che tipo di impostazione epistemologica rivela? Quale rapporto intrattiene con una categoria estetica da sempre controversa come il realismo? E perché passando in rassegna la narrativa italiana degli anni Sessanta e Settanta ci imbattiamo così spesso nelle sue (pur diverse) manifestazioni? Il saggio di Nicola Turi tenta di rispondere a questi interrogativi analizzando caso per caso - con l'ausilio dei più aggiornati strumenti narratologici, e tenendo sempre sullo sfondo illustri modelli stranieri (soprattutto Borges) - l'attivazione di un "discorso autoriflessivo" nel romanzo italiano contemporaneo (1957-1979), attraversando così l'opera di Del Buono e Pasolini, Calvino e Manganelli, Moravia e Piovene, Gramigna e Dessí, Arbasino e Sanguineti, Pomilio e La Capria, Landolfi e la Manzini: fino a rintracciare la genesi di ogni gesto metanarrativo in uno stato di impasse, di protratta epochè, che trova la sua linfa vitale nel patrimonio gnoseologico dell'occidente ma anche nel clima estetico dell'Italia postbellica, col passare del tempo sempre più favorevole alla "dissoluzione" dell'autore.
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