All’unificazione del mercato tra la Sardegna e gli Stati di Terraferma contribuì un complesso di misure e di iniziative che a metà Ottocento incentivarono l’accumulazione di capitali, l’espansione di attività produttive e di servizi, e non in ultimo la diffusione di saperi, tutti in grado d’incidere sulla separatezza che qualificava le relazioni tra le due parti del Regno. Sulle due sponde del Regno si affacciavano due realtà profondamente differenti, unite per volontà diplomatica nel 1720, le cui relazioni avrebbero conosciuto essenziali cambiamenti politico-istituzionali a partire dal 1847, da quella “fusione perfetta” che, messa da parte l’autonomia formale di cui godeva la Sardegna, sin dai tempi della dominazione catalano-aragonese e spagnola, avrebbe spianato la strada anche all’unificazione economica, di cui gli esponenti più illuminati della borghesia isolana e continentale si erano fatti promotori . L’attenzione rivolta alle valutazioni e alle iniziative di quanti si adoperarono allora per istituire e strutturare più vantaggiosi rapporti economici fra la Terraferma e la Sardegna consentono di riconsiderare le vicende sarde, senza proporne una lettura unicamente incardinata sull’innegabile egemonia esercitatavi dalla classe dirigente continentale. Rispetto alla tesi ampiamente condivisa dell’annessione subita dalla Sardegna, ragione della sua subalternità nella compagine statuale sabauda6, non è infatti irrilevante attribuire uno spazio più adeguatamente riflessivo al tema del rinnovato approccio all’isola che, non più accantonabile in seguito alla “fusione perfetta”, si fece pressante sulla Terraferma, al fine di ottenere provvedimenti capaci di ridurre le distanze persistenti con il continente: quelle fisiche in primo luogo, ragione dell’accentuato isolamento dei sardi, ma più in generale tutte quelle che contribuivano all’arretratezza della regione. La nuova saldatura assicurò, innegabilmente, ampi vantaggi alle forze più dinamiche e strutturate, attratte nell’isola da nuove, allettanti, opportunità. La Sardegna, invece, scossa da profondo disagio economico e sociale era ancora scarsamente attrezzata e strutturata a diversi livelli, da quello produttivo a quello finanziario. Per profittare delle proprie risorse secondo modalità modernamente imprenditoriali e per contribuire efficacemente ai rinnovati rapporti economici, l’isola avrebbe dovuto percorrere un lungo cammino che raggiunse tappe significative solo in età giolittiana,

L'unificazione del mercato tra la Sardegna e gli Stati di Terraferma: dalla fusione perfetta al decennio cavouriano

DI FELICE, MARIA LUISA
2014

Abstract

All’unificazione del mercato tra la Sardegna e gli Stati di Terraferma contribuì un complesso di misure e di iniziative che a metà Ottocento incentivarono l’accumulazione di capitali, l’espansione di attività produttive e di servizi, e non in ultimo la diffusione di saperi, tutti in grado d’incidere sulla separatezza che qualificava le relazioni tra le due parti del Regno. Sulle due sponde del Regno si affacciavano due realtà profondamente differenti, unite per volontà diplomatica nel 1720, le cui relazioni avrebbero conosciuto essenziali cambiamenti politico-istituzionali a partire dal 1847, da quella “fusione perfetta” che, messa da parte l’autonomia formale di cui godeva la Sardegna, sin dai tempi della dominazione catalano-aragonese e spagnola, avrebbe spianato la strada anche all’unificazione economica, di cui gli esponenti più illuminati della borghesia isolana e continentale si erano fatti promotori . L’attenzione rivolta alle valutazioni e alle iniziative di quanti si adoperarono allora per istituire e strutturare più vantaggiosi rapporti economici fra la Terraferma e la Sardegna consentono di riconsiderare le vicende sarde, senza proporne una lettura unicamente incardinata sull’innegabile egemonia esercitatavi dalla classe dirigente continentale. Rispetto alla tesi ampiamente condivisa dell’annessione subita dalla Sardegna, ragione della sua subalternità nella compagine statuale sabauda6, non è infatti irrilevante attribuire uno spazio più adeguatamente riflessivo al tema del rinnovato approccio all’isola che, non più accantonabile in seguito alla “fusione perfetta”, si fece pressante sulla Terraferma, al fine di ottenere provvedimenti capaci di ridurre le distanze persistenti con il continente: quelle fisiche in primo luogo, ragione dell’accentuato isolamento dei sardi, ma più in generale tutte quelle che contribuivano all’arretratezza della regione. La nuova saldatura assicurò, innegabilmente, ampi vantaggi alle forze più dinamiche e strutturate, attratte nell’isola da nuove, allettanti, opportunità. La Sardegna, invece, scossa da profondo disagio economico e sociale era ancora scarsamente attrezzata e strutturata a diversi livelli, da quello produttivo a quello finanziario. Per profittare delle proprie risorse secondo modalità modernamente imprenditoriali e per contribuire efficacemente ai rinnovati rapporti economici, l’isola avrebbe dovuto percorrere un lungo cammino che raggiunse tappe significative solo in età giolittiana,
978-88-430-7023-7
Sardegna, Cavour, Economia
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