L'Europa centro-orientale costituisce storicamente un ambito di ricerca di grande interesse per la geografia, in virtù della complessità e mutevolezza del suo mosaico etnico, linguistico e religioso e delle sue molteplici implicazioni spaziali e territoriali. Nonostante l'eterogeneità di una regione così ampia, con le sue continue e discordanti oscillazioni politiche e ideologiche, esistono importanti tratti comuni che rendono quanto mai attuale un approfondimento sulle popolazioni e sui mutevoli rapporti di forza che ne ridefiniscono continuamente gli equilibri. Le vicende geopolitiche, che ne condizionano il divenire politico ed economico, sono profondamente influenzate dai complessi legami fra i diversi gruppi etnici, linguistici e religiosi e gli stessi concetti di spazio e territorio vi assumono una declinazione peculiare. L'analisi geografica aiuta a comprendere meglio le vicende che ne hanno plasmato il volto in passato e che continuano a trasformarlo anche oggi, spesso in modo palese e drammatico, in altri casi in maniera più sottile e nascosta. Nel panorama umano dell'Europa centro-orientale, vengono approfondite, in particolare, le vicende di tre popolazioni che furono protagoniste, in passato, della formazione di questo mosaico etnico: gli Ungheresi, i Polacchi e i Tedeschi. Le alterne fortune politiche dei loro Stati, la loro diversa interazione con gli spazi fisici e i mutevoli rapporti con le altre popolazioni racchiudono vicende che richiamano quelle di altri popoli che coabitano la stessa regione, ma anche dinamiche che si ricollegano a quelle di luoghi più lontani. In una regione che porta ovunque le tracce, i segni e le memorie di periodi di felice convivenza e di funesta intolleranza, e nella quale gran parte delle minoranze storiche sono in declino, i nuovi flussi migratori creano nuove occasioni di incontro con l'alterità. Nonostante la periodica riemersione della xenofobia e la ricostruzione di muri e recinzioni lungo i confini, dalla comprensione del passato possono nascere nuove forme di multiculturalismo.

Geografia delle minoranze tra Baltico e Mar Nero

Corsale Andrea
2016

Abstract

L'Europa centro-orientale costituisce storicamente un ambito di ricerca di grande interesse per la geografia, in virtù della complessità e mutevolezza del suo mosaico etnico, linguistico e religioso e delle sue molteplici implicazioni spaziali e territoriali. Nonostante l'eterogeneità di una regione così ampia, con le sue continue e discordanti oscillazioni politiche e ideologiche, esistono importanti tratti comuni che rendono quanto mai attuale un approfondimento sulle popolazioni e sui mutevoli rapporti di forza che ne ridefiniscono continuamente gli equilibri. Le vicende geopolitiche, che ne condizionano il divenire politico ed economico, sono profondamente influenzate dai complessi legami fra i diversi gruppi etnici, linguistici e religiosi e gli stessi concetti di spazio e territorio vi assumono una declinazione peculiare. L'analisi geografica aiuta a comprendere meglio le vicende che ne hanno plasmato il volto in passato e che continuano a trasformarlo anche oggi, spesso in modo palese e drammatico, in altri casi in maniera più sottile e nascosta. Nel panorama umano dell'Europa centro-orientale, vengono approfondite, in particolare, le vicende di tre popolazioni che furono protagoniste, in passato, della formazione di questo mosaico etnico: gli Ungheresi, i Polacchi e i Tedeschi. Le alterne fortune politiche dei loro Stati, la loro diversa interazione con gli spazi fisici e i mutevoli rapporti con le altre popolazioni racchiudono vicende che richiamano quelle di altri popoli che coabitano la stessa regione, ma anche dinamiche che si ricollegano a quelle di luoghi più lontani. In una regione che porta ovunque le tracce, i segni e le memorie di periodi di felice convivenza e di funesta intolleranza, e nella quale gran parte delle minoranze storiche sono in declino, i nuovi flussi migratori creano nuove occasioni di incontro con l'alterità. Nonostante la periodica riemersione della xenofobia e la ricostruzione di muri e recinzioni lungo i confini, dalla comprensione del passato possono nascere nuove forme di multiculturalismo.
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