I temi del consumo del territorio, dello sviluppo sostenibile e dell'eco-compatibilità si sono strettamente intrecciati, nel dibattito recente focalizzato sui percorsi strategici di sviluppo dei centri urbani, con le istanze della pianificazione inclusiva, della co-progettazione e, più in generale della governance. Cogliendo queste istanze, che qualificano nuove modalità di abitare lo spazio urbano fino alle sue estreme periferie, la Regione Sardegna ha aderito al progetto comunitario Interreg III B MEDOCC Extramet “Lo spazio urbano-rurale nel contesto della nuova metropolizzazione”, individuando un’area campione su cui impostare un progetto pilota di sviluppo coeso dello spazio “altro” rispetto al fulcro urbano del capoluogo cagliaritano: il territorio di Flumini, situato in prossimità della città di Quartu S.Elena, disteso per un buon tratto sulla parte orientale del Golfo di Cagliari e tradizionalmente inteso come area satellite del centro urbano principale, al punto da dare luogo ad una sorta di città lineare compresa tra la Strada Provinciale 17 e la linea di costa. Si tratta di una “terra di mezzo” costituita dalla successione più o meno graduale di molte e diverse periferie, in parte ancora pienamente metropolitane, articolate su cinture consecutive, in parte già inscritte in un ambito rurale. Questa realtà, formalmente periferica, è apparsa particolarmente interessante non solo per l’ampiezza e la consistenza del fenomeno di diffusione urbana, ma anche per le caratteristiche socio-economiche eterogenee che lo hanno punteggiato, e che trovano oggi riscontro nelle specifiche e differenti modalità di abitare lo spazio che vi coesistono. Su questo territorio dell’hinterland cagliaritano, così frastagliato dal punto di vista delle modalità di insediamento, risiede un mix di tipologie sociali che, in successione, hanno popolato il medesimo spazio seguendo le dinamiche più diverse. Tali dinamiche organizzative dello spazio abitato nel territorio di Flumini di Quartu sono state assunte nel presente contributo quali lineamenti di un case-study utile ad intendere in senso reciprocamente adattivo il rapporto tra il centro urbano e le sue molte periferie, distinguendo tre livelli cognitivi: 1) Individuare e descrivere le tre distinte “formazioni socio-territoriali” che coesistono, talvolta conflittualmente, entro questo territorio (a. un'area costiera tra sintomi di residenzialità “attiva” e persistenti tracce di luogo di transito; b. un’area rurale sporadicamente abitata in attesa di un’identità di destinazione; c. un nucleo originario, assimilabile a uno spazio nascosto). 2) Interpretare le dinamiche microsociali messe in atto, in ciascuna delle formazioni macro-sociali individuate, dai soggetti che vi insistono, perché vi abitano (per scelta o necessità), perché vi lavorano, perché vi transitano secondo modalità occasionali o regolari (a. gli abitanti per scelta e i local users; b. gli abitanti per scelta, gli agricoltori “residuali”, i country users e gli abitanti nascosti; c. gli abitanti “radicati” (originari) e gli abitanti nascosti). 3) Tratteggiare scenari evolutivi e individuare linee di tendenza potenziali nei processi in atto in ambito locale territoriale.

Lo spazio extraurbano come nuova periferia. Flumini di Quartu, un caso nella cintura cagliaritana

Cois, Ester
2009

Abstract

I temi del consumo del territorio, dello sviluppo sostenibile e dell'eco-compatibilità si sono strettamente intrecciati, nel dibattito recente focalizzato sui percorsi strategici di sviluppo dei centri urbani, con le istanze della pianificazione inclusiva, della co-progettazione e, più in generale della governance. Cogliendo queste istanze, che qualificano nuove modalità di abitare lo spazio urbano fino alle sue estreme periferie, la Regione Sardegna ha aderito al progetto comunitario Interreg III B MEDOCC Extramet “Lo spazio urbano-rurale nel contesto della nuova metropolizzazione”, individuando un’area campione su cui impostare un progetto pilota di sviluppo coeso dello spazio “altro” rispetto al fulcro urbano del capoluogo cagliaritano: il territorio di Flumini, situato in prossimità della città di Quartu S.Elena, disteso per un buon tratto sulla parte orientale del Golfo di Cagliari e tradizionalmente inteso come area satellite del centro urbano principale, al punto da dare luogo ad una sorta di città lineare compresa tra la Strada Provinciale 17 e la linea di costa. Si tratta di una “terra di mezzo” costituita dalla successione più o meno graduale di molte e diverse periferie, in parte ancora pienamente metropolitane, articolate su cinture consecutive, in parte già inscritte in un ambito rurale. Questa realtà, formalmente periferica, è apparsa particolarmente interessante non solo per l’ampiezza e la consistenza del fenomeno di diffusione urbana, ma anche per le caratteristiche socio-economiche eterogenee che lo hanno punteggiato, e che trovano oggi riscontro nelle specifiche e differenti modalità di abitare lo spazio che vi coesistono. Su questo territorio dell’hinterland cagliaritano, così frastagliato dal punto di vista delle modalità di insediamento, risiede un mix di tipologie sociali che, in successione, hanno popolato il medesimo spazio seguendo le dinamiche più diverse. Tali dinamiche organizzative dello spazio abitato nel territorio di Flumini di Quartu sono state assunte nel presente contributo quali lineamenti di un case-study utile ad intendere in senso reciprocamente adattivo il rapporto tra il centro urbano e le sue molte periferie, distinguendo tre livelli cognitivi: 1) Individuare e descrivere le tre distinte “formazioni socio-territoriali” che coesistono, talvolta conflittualmente, entro questo territorio (a. un'area costiera tra sintomi di residenzialità “attiva” e persistenti tracce di luogo di transito; b. un’area rurale sporadicamente abitata in attesa di un’identità di destinazione; c. un nucleo originario, assimilabile a uno spazio nascosto). 2) Interpretare le dinamiche microsociali messe in atto, in ciascuna delle formazioni macro-sociali individuate, dai soggetti che vi insistono, perché vi abitano (per scelta o necessità), perché vi lavorano, perché vi transitano secondo modalità occasionali o regolari (a. gli abitanti per scelta e i local users; b. gli abitanti per scelta, gli agricoltori “residuali”, i country users e gli abitanti nascosti; c. gli abitanti “radicati” (originari) e gli abitanti nascosti). 3) Tratteggiare scenari evolutivi e individuare linee di tendenza potenziali nei processi in atto in ambito locale territoriale.
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