L’idea generale di valutazione nella pianificazione del territorio che si assume in questo volume, quale punto di riferimento complessivo per una lettura d’insieme delle questioni che vengono trattate, è che questa debba essere considerata come un processo, cioè una serie di atti coordinati, finalizzato al miglioramento della qualità del piano, cioè avente l’obiettivo generale di potenziarne l’efficacia. Si tratta, dunque, di un concetto processuale, che ha un senso preciso soltanto se letto ed interpretato nel contesto della definizione e dell’attua¬zione della pianificazione e che, quindi, si definisce in maniera utile e corretta non in termini astratti, ma con riferimento al particolare contesto in cui il processo di piano si sviluppa. Il contesto si identifica con il sistema dei soggetti pubblici e privati, pubbliche amministrazioni, enti pubblici, imprese profit, associazioni, cooperative, fondazioni, gruppi del volontariato, gruppi di interesse, singoli cittadini, e con l’ambiente, cioè lo spazio delle interazioni tra comunità insediate e natura, più o meno caratterizzato dalle trasformazioni indotte dalle attività umane, più o meno urbanizzato, più o meno segnato dalla città, che ne costituisce l’espressione più complessa e più importante, in quanto sistema in cui si riconosce, nella sua manifestazione più alta, la stratificazione delle culture materiali ed immateriali che individuano il rapporto complesso e mai dato una volta per tutte tra le comunità umane e la natura. Valutare significa, dunque, definire delle narrative di futuri possibili del contesto delle relazioni umane e dell’ambiente, e, parimenti, individuare, tra queste narrative, quella che punta al futuro possibile più adeguato alle esigenze del contesto. Chi valuta, rispetto alla pianificazione, è certamente, in ultima analisi, chi ha la competenza per farlo, secondo l’impalcato normativo vigente, ma, se chi valuta deve definire narrative e scegliere quella più efficace, è ragionevole ed auspicabile che chi valuta favorisca e catalizzi processi partecipati ed inclusivi, con riferimento al sistema dei soggetti che costituiscono il contesto di riferimento, in maniera tale che la narrativa più efficace, cioè quella che è in grado di costruire il futuro possibile più adeguato alle esigenze del contesto, sia costruita incrementalmente con il contributo di tutti i soggetti del contesto, e, come tale, sia espressione di un’etica collettiva, comunitaria, condivisa. “Un’etica”, non “l’etica”, in quanto si tratta di un’interpretazione del contesto e di una proposta di piano sempre in movimento, che non è data una volta per tutte, e che è sempre aperta al miglioramento. La valutazione è, dunque, apprendimento continuo, capacità di mediazione tra visioni diverse e spesso contrastanti, e costruzione di piani, cioè di trasformazioni del presente in futuro, che siano quanto più efficaci possibile. Da questo punto di vista, vi sono quattro concetti fondamentali che caratterizzano la valutazione come processo partecipato-inclusivo ed incrementale, caratteristica, quest’ultima, che esprime bene il carattere processuale della partecipazione, la cui qualità sta nel fatto che, in maniera incrementale, tende ad includere, nell’apprendimento del contesto e nella proposta di piano (di narrativa condivisa del miglior futuro possibile), sempre più soggetti, che sempre più apportano contributi utili e colti al piano stesso. Questi quattro concetti, che vengono discussi nelle quattro sezioni di questo capitolo introduttivo, sono governance, endoprocedimentalità, partecipazione e sostenibilità.

Valutazione come sostegno all’efficacia del piano

ZOPPI, CORRADO
2012-01-01

Abstract

L’idea generale di valutazione nella pianificazione del territorio che si assume in questo volume, quale punto di riferimento complessivo per una lettura d’insieme delle questioni che vengono trattate, è che questa debba essere considerata come un processo, cioè una serie di atti coordinati, finalizzato al miglioramento della qualità del piano, cioè avente l’obiettivo generale di potenziarne l’efficacia. Si tratta, dunque, di un concetto processuale, che ha un senso preciso soltanto se letto ed interpretato nel contesto della definizione e dell’attua¬zione della pianificazione e che, quindi, si definisce in maniera utile e corretta non in termini astratti, ma con riferimento al particolare contesto in cui il processo di piano si sviluppa. Il contesto si identifica con il sistema dei soggetti pubblici e privati, pubbliche amministrazioni, enti pubblici, imprese profit, associazioni, cooperative, fondazioni, gruppi del volontariato, gruppi di interesse, singoli cittadini, e con l’ambiente, cioè lo spazio delle interazioni tra comunità insediate e natura, più o meno caratterizzato dalle trasformazioni indotte dalle attività umane, più o meno urbanizzato, più o meno segnato dalla città, che ne costituisce l’espressione più complessa e più importante, in quanto sistema in cui si riconosce, nella sua manifestazione più alta, la stratificazione delle culture materiali ed immateriali che individuano il rapporto complesso e mai dato una volta per tutte tra le comunità umane e la natura. Valutare significa, dunque, definire delle narrative di futuri possibili del contesto delle relazioni umane e dell’ambiente, e, parimenti, individuare, tra queste narrative, quella che punta al futuro possibile più adeguato alle esigenze del contesto. Chi valuta, rispetto alla pianificazione, è certamente, in ultima analisi, chi ha la competenza per farlo, secondo l’impalcato normativo vigente, ma, se chi valuta deve definire narrative e scegliere quella più efficace, è ragionevole ed auspicabile che chi valuta favorisca e catalizzi processi partecipati ed inclusivi, con riferimento al sistema dei soggetti che costituiscono il contesto di riferimento, in maniera tale che la narrativa più efficace, cioè quella che è in grado di costruire il futuro possibile più adeguato alle esigenze del contesto, sia costruita incrementalmente con il contributo di tutti i soggetti del contesto, e, come tale, sia espressione di un’etica collettiva, comunitaria, condivisa. “Un’etica”, non “l’etica”, in quanto si tratta di un’interpretazione del contesto e di una proposta di piano sempre in movimento, che non è data una volta per tutte, e che è sempre aperta al miglioramento. La valutazione è, dunque, apprendimento continuo, capacità di mediazione tra visioni diverse e spesso contrastanti, e costruzione di piani, cioè di trasformazioni del presente in futuro, che siano quanto più efficaci possibile. Da questo punto di vista, vi sono quattro concetti fondamentali che caratterizzano la valutazione come processo partecipato-inclusivo ed incrementale, caratteristica, quest’ultima, che esprime bene il carattere processuale della partecipazione, la cui qualità sta nel fatto che, in maniera incrementale, tende ad includere, nell’apprendimento del contesto e nella proposta di piano (di narrativa condivisa del miglior futuro possibile), sempre più soggetti, che sempre più apportano contributi utili e colti al piano stesso. Questi quattro concetti, che vengono discussi nelle quattro sezioni di questo capitolo introduttivo, sono governance, endoprocedimentalità, partecipazione e sostenibilità.
2012
9788856845969
Governance; Pianificazione; Valutazione
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