Il 9 Marzo 2020, dopo i primi casi sperimentali circoscritti alle zone individuate come focolai originari del contagio da Covid-19, tutta la penisola avvia il suo ingresso ufficiale nella geografia cromatica della pandemia, divenendo un’unica, enorme “zona rossa”. I ben noti effetti di questa strategia organizzativa, volta a cercare di rallentare la diffusione del contagio, in un contesto di crisi sanitaria senza precedenti in ragione della sua portata globale, investono tutte le coorti socio-demografiche presenti sul territorio nazionale, sconvolgendone alla base le consuete coordinate spaziali e temporali di articolazione della routine quotidiana. In particolare, la composita fascia generazionale di norma rubricata sotto l’etichetta “giovani” - tendenzialmente dilatata dagli adolescenti in età liceale agli ultra-ventenni ben inoltrati oltre la soglia dell’età adulta - ha assistito a un duplice meccanismo di sospensione e frammentazione del fattore-tempo: da una parte, interrotto nel suo flusso a causa dello stato di eccezione definito per decreto e come cristallizzato in un presente indefinitamente bloccato dall’imprevedibilità degli effetti futuri dell’emergenza epidemiologica (Leccardi, 2005); dall’altra, disaggregato secondo le inedite scansioni generate dall’andamento progressivo o provvisoriamente regressivo dell’espansione del virus, metaforicamente abbastanza erratico da identificarsi con una serie di ondate successive, ciascuna con la propria illusoria risacca, ben quattro fino a questo momento. Sul fronte spaziale, la conseguenza più esplicita del principio prescrittivo del “distanziamento sociale” si è espressa lungo tre direttrici: il contingentamento della mobilità, del tutto azzerata nei lunghi mesi di lockdown, salvo per sparute categorie di lavoratori “essenziali” costretti alla presenza fisica sul posto di lavoro, in particolare nel settore sanitario sottoposto a una pressione insostenibile e nei circuiti della produzione e distribuzione dei beni e servizi di prima necessità; la precipitazione gli uni negli altri dei luoghi pubblici e privati, imposta dall’erosione della loro distinzione funzionale quali spazi di lavoro e studio ben separati dagli ambiti relazionali della vita familiare e intima (Giddens, 1995); il ri-addomesticamento dei contesti di aggregazione collettiva (Mandich, 2010), posticipato o concesso in modo intermittente di settimana in settimana, secondo la drammatica algebra degli indici di trasmissibilità Rt. Nel caso dei giovani, queste modalità di ridefinizione emergenziale delle proprie mappe mentali (Lynch, 1960) sono fluite attraverso due principali leve, una di carattere organizzativo pragmatico e l’altra di carattere securitario simbolico: la prima si è innestata sull’obbligo della didattica a distanza, quale contraltare anagrafico della trasposizione in home-working della gran parte delle prestazioni professionali inerenti il settore dell’istruzione, dalla scuola primaria fino ai corsi post-universitari; la seconda ha agito attraverso l’apposizione prevalentemente mediatica di uno “stigma” malcelato sulla categoria dei giovani, quali potenziali veicoli asintomatici del virus e “untori” incoscienti delle frange più vulnerabili - perché anziane o immunodepresse - dei propri nuclei familiari, attraverso la riduzione meccanica della loro insopprimibile tensione alla socialità nel rischio di meri e deprecabili “assembramenti”, da evitare e sanzionare a ogni costo. L’indagine da cui questo contributo prende le mosse ha colto una fase specifica di questo duplice confinamento dei giovani, entro le pareti domestiche e lungo gli itinerari dei luoghi urbani di aggregazione collettiva al chiuso o all’aperto, rigidamente monitorati con tanto di coprifuoco: la coda lunga della seconda ondata dell’emergenza pandemica, iniziata dopo l’allentamento estivo delle misure di distanziamento sociale imposte nei primi mesi del 2020, agli esordi della diffusione incontrollabile del contagio, e protratta fino all’avvio della campagna capillare di vaccinazione che ha segnato la prima metà del 2021, non coinvolgendo tuttavia, almeno all’inizio, proprio la fascia d’età 15-29 anni, che connota il campione osservato. La rilevazione delle percezioni, rappresentazioni e aspettative di questi 1230 ragazzi e ragazze - in larga maggioranza frequentanti le scuole secondarie superiori (l’80,2% del totale) o i corsi universitari (14,9%) in sette regioni italiane (Sicilia, Sardegna, Lombardia, Lazio, Toscana, Piemonte, Puglia) - circa l’impatto di 15 mesi di stravolgimento spazio-temporale delle rispettive biografie, ha fatto emergere una narrazione corale, composita, che accanto al senso diffuso di spiazzamento declinato sul “qui e ora” ha evocato anche la difficoltà a proiettarsi in un futuro prossimo o venturo (Appadurai, 2013), laddove le pratiche di ricomposizione della dimensione corporea con quella relazionale, esasperate da un’esposizione perenne alle piattaforme di comunicazione virtuale, esigono la codifica e la socializzazione di nuove regole condivise e non del tutto prevedibili.

Così vicini così lontani: gli effetti del distanziamento pandemico sul rapporto tra giovani e spazi pubblici e privati

Cois, Ester;Barbieri, Barbara
2021

Abstract

Il 9 Marzo 2020, dopo i primi casi sperimentali circoscritti alle zone individuate come focolai originari del contagio da Covid-19, tutta la penisola avvia il suo ingresso ufficiale nella geografia cromatica della pandemia, divenendo un’unica, enorme “zona rossa”. I ben noti effetti di questa strategia organizzativa, volta a cercare di rallentare la diffusione del contagio, in un contesto di crisi sanitaria senza precedenti in ragione della sua portata globale, investono tutte le coorti socio-demografiche presenti sul territorio nazionale, sconvolgendone alla base le consuete coordinate spaziali e temporali di articolazione della routine quotidiana. In particolare, la composita fascia generazionale di norma rubricata sotto l’etichetta “giovani” - tendenzialmente dilatata dagli adolescenti in età liceale agli ultra-ventenni ben inoltrati oltre la soglia dell’età adulta - ha assistito a un duplice meccanismo di sospensione e frammentazione del fattore-tempo: da una parte, interrotto nel suo flusso a causa dello stato di eccezione definito per decreto e come cristallizzato in un presente indefinitamente bloccato dall’imprevedibilità degli effetti futuri dell’emergenza epidemiologica (Leccardi, 2005); dall’altra, disaggregato secondo le inedite scansioni generate dall’andamento progressivo o provvisoriamente regressivo dell’espansione del virus, metaforicamente abbastanza erratico da identificarsi con una serie di ondate successive, ciascuna con la propria illusoria risacca, ben quattro fino a questo momento. Sul fronte spaziale, la conseguenza più esplicita del principio prescrittivo del “distanziamento sociale” si è espressa lungo tre direttrici: il contingentamento della mobilità, del tutto azzerata nei lunghi mesi di lockdown, salvo per sparute categorie di lavoratori “essenziali” costretti alla presenza fisica sul posto di lavoro, in particolare nel settore sanitario sottoposto a una pressione insostenibile e nei circuiti della produzione e distribuzione dei beni e servizi di prima necessità; la precipitazione gli uni negli altri dei luoghi pubblici e privati, imposta dall’erosione della loro distinzione funzionale quali spazi di lavoro e studio ben separati dagli ambiti relazionali della vita familiare e intima (Giddens, 1995); il ri-addomesticamento dei contesti di aggregazione collettiva (Mandich, 2010), posticipato o concesso in modo intermittente di settimana in settimana, secondo la drammatica algebra degli indici di trasmissibilità Rt. Nel caso dei giovani, queste modalità di ridefinizione emergenziale delle proprie mappe mentali (Lynch, 1960) sono fluite attraverso due principali leve, una di carattere organizzativo pragmatico e l’altra di carattere securitario simbolico: la prima si è innestata sull’obbligo della didattica a distanza, quale contraltare anagrafico della trasposizione in home-working della gran parte delle prestazioni professionali inerenti il settore dell’istruzione, dalla scuola primaria fino ai corsi post-universitari; la seconda ha agito attraverso l’apposizione prevalentemente mediatica di uno “stigma” malcelato sulla categoria dei giovani, quali potenziali veicoli asintomatici del virus e “untori” incoscienti delle frange più vulnerabili - perché anziane o immunodepresse - dei propri nuclei familiari, attraverso la riduzione meccanica della loro insopprimibile tensione alla socialità nel rischio di meri e deprecabili “assembramenti”, da evitare e sanzionare a ogni costo. L’indagine da cui questo contributo prende le mosse ha colto una fase specifica di questo duplice confinamento dei giovani, entro le pareti domestiche e lungo gli itinerari dei luoghi urbani di aggregazione collettiva al chiuso o all’aperto, rigidamente monitorati con tanto di coprifuoco: la coda lunga della seconda ondata dell’emergenza pandemica, iniziata dopo l’allentamento estivo delle misure di distanziamento sociale imposte nei primi mesi del 2020, agli esordi della diffusione incontrollabile del contagio, e protratta fino all’avvio della campagna capillare di vaccinazione che ha segnato la prima metà del 2021, non coinvolgendo tuttavia, almeno all’inizio, proprio la fascia d’età 15-29 anni, che connota il campione osservato. La rilevazione delle percezioni, rappresentazioni e aspettative di questi 1230 ragazzi e ragazze - in larga maggioranza frequentanti le scuole secondarie superiori (l’80,2% del totale) o i corsi universitari (14,9%) in sette regioni italiane (Sicilia, Sardegna, Lombardia, Lazio, Toscana, Piemonte, Puglia) - circa l’impatto di 15 mesi di stravolgimento spazio-temporale delle rispettive biografie, ha fatto emergere una narrazione corale, composita, che accanto al senso diffuso di spiazzamento declinato sul “qui e ora” ha evocato anche la difficoltà a proiettarsi in un futuro prossimo o venturo (Appadurai, 2013), laddove le pratiche di ricomposizione della dimensione corporea con quella relazionale, esasperate da un’esposizione perenne alle piattaforme di comunicazione virtuale, esigono la codifica e la socializzazione di nuove regole condivise e non del tutto prevedibili.
9788868513580
Covid-19; giovani; distanziamento sociale; spazio pubblico; spazio privato
File in questo prodotto:
File Dimensione Formato  
Modo Proximo.pdf

Solo gestori archivio

Descrizione: Scannerizzazione della versione cartacea del capitolo tratta dal volume pubblicato
Tipologia: versione editoriale
Dimensione 2.49 MB
Formato Adobe PDF
2.49 MB Adobe PDF   Visualizza/Apri   Richiedi una copia

I documenti in IRIS sono protetti da copyright e tutti i diritti sono riservati, salvo diversa indicazione.

Utilizza questo identificativo per citare o creare un link a questo documento: http://hdl.handle.net/11584/330544
Citazioni
  • ???jsp.display-item.citation.pmc??? ND
  • Scopus ND
  • ???jsp.display-item.citation.isi??? ND
social impact