La sessione Paesaggio e teorie non rappresentazionali è stata concepita come una riflessione sull’apporto che le teorie non- o post-rappresentazionali possono dare allo studio del paesaggio (Waterton 2013 e 2019). Le geografie non-rappresentazionali (Thrift, 1996, 1999, 2008; Anderson, Harrison, 2010; Governa, 2017) intendono recuperare quegli aspetti dell’esperienza che non possono essere ricondotti alla dimensione puramente visiva, cognitiva e/o linguistica. In quest’ottica assumono un’importanza centrale nozioni come quelle di “affetto”, “emozione”, “incorporazione”, “performance” e “pratiche”. L’idea di base è che il nostro rapporto col mondo è sempre situato e contestuale, vissuto, incarnato e intrecciato con le pratiche con cui “facciamo” le cose. Più che in termini dicotomici (soggetto-oggetto, forma-processo, knowledge that-knowledge of, ecc.), la realtà deve quindi essere pensata come un campo dinamico, fluido e multisensoriale, in cui fioriscono corpi intermedi, ibridi, quasi-oggetti il cui statuto ontologico è incerto, trasversale e sfumato.

Introduzione. Paesaggio e teorie post-rappresentazionali

Marcello Tanca
Membro del Collaboration Group
2021-01-01

Abstract

La sessione Paesaggio e teorie non rappresentazionali è stata concepita come una riflessione sull’apporto che le teorie non- o post-rappresentazionali possono dare allo studio del paesaggio (Waterton 2013 e 2019). Le geografie non-rappresentazionali (Thrift, 1996, 1999, 2008; Anderson, Harrison, 2010; Governa, 2017) intendono recuperare quegli aspetti dell’esperienza che non possono essere ricondotti alla dimensione puramente visiva, cognitiva e/o linguistica. In quest’ottica assumono un’importanza centrale nozioni come quelle di “affetto”, “emozione”, “incorporazione”, “performance” e “pratiche”. L’idea di base è che il nostro rapporto col mondo è sempre situato e contestuale, vissuto, incarnato e intrecciato con le pratiche con cui “facciamo” le cose. Più che in termini dicotomici (soggetto-oggetto, forma-processo, knowledge that-knowledge of, ecc.), la realtà deve quindi essere pensata come un campo dinamico, fluido e multisensoriale, in cui fioriscono corpi intermedi, ibridi, quasi-oggetti il cui statuto ontologico è incerto, trasversale e sfumato.
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Utilizza questo identificativo per citare o creare un link a questo documento: https://hdl.handle.net/11584/345855
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