Compositore ceco. La sua musica combina elementi di culture musicali extraeuropee, usa strumenti aumentati o appositamente costruiti, rivelando sempre risvolti teatrali e narrativi. Dopo aver studiato composizione con Marek Kopelent (1932-2023) all'Accademia di Musica di Praga (1997-2004), ha proseguito la sua formazione al Conservatorio di Parigi (2002-2008), sotto la guida di Gérard Pesson (v.) e Marco Stroppa (v.), dedicandosi parallelamente allo studio di tradizioni extraeuropee, alla musica indiana, e compiendo viaggi di studio in Kenya (2002) e in Giappone (2007). Come attingendo da una grande diario di suoni, Adámek mescola nei suoi lavori memorie musicali diverse: in Sinuous Voices (2004) fonde un Agnus Dei recitato in una chiesetta boema con una ninna-nanna della Nuova-Caledonia; in Ça tourne ça bloque (2008), costruito come girandola aneddotica di ricordi del Giappone, si intrecciano jingles registrati in un negozio di giocattoli, canti di monaci buddisti, voci di amici; Nôise (2010) prende spunto da alcuni elementi vocali e strumentali del teatro Nō, del teatro di marionette Bunraku e di vari rituali buddisti e scintoisti. La vocalità del teatro Nō, insieme alle grida di venditori del mercato di Nairobi e al canto di gola dei popoli inuit, ritorna come modello sonoro nella parte solistica del concerto per violino Follow me (2017). Where are You? (2020) per mezzosoprano e orchestra, mescola frammenti testuali di religioni diverse, in aramaico, ceco, spagnolo, moravo, inglese, sanscrito. Spirito curioso e iconoclasta, Adámek è affascinato anche dalle sonorità meccaniche, dai rumori di una acciaieria, alla base di Dusty Rusty Hush (2007), dove l'orchestra viene trasformata in un'enorme macchina che geme, stride, martella, o da quelli di un aspirapolvere, alla base di B-Low Up (2010). Ha cercato nuove tecniche estese per gli strumenti tradizionali, ha sviluppato sistemi che combinano suono strumentale, elettronica e video, ha inventato nuovi strumenti, come la Airmachine (2009), macchina ad aria compressa con valvole elettromagnetiche e terminali sui quali un performer agisce come un "disk jockey", applicandovi aerofoni vari, guanti in lattice, palloncini, pupazzi gonfiabili, lingue di Menelik, flauti a coulisse, trasformandola in un organismo che respira, con tratti antropomorfi e interessanti risvolti teatrali, come testimonia Körper und Seele (2014) per Airmachine, coro e orchestra, che prende spunto da rituali sciamanici della Lapponia (che riconducono la dimensione spirituale ai rumori della digestione) e da poesie di Sjón (n. 1962) dove gli organi del corpo sono descritti come strumenti di un'orchestra. A poesie dello scrittore islandese, e all'energia arcaica delle pietre, spesso evocata nei suoi versi, si ispirano altri lavori come Kameny (2013), incentrato sul drammatico confronto tra il ricordo innocente di bambino che lancia delle pietre e la lapidazione di una giovane curda; l'opera Seven Stones (2018) che racconta di un collezionista di pietre che uccide la moglie con una di esse; Man Time Stone Time (2019), dove l'orchestra, proiezione di un'energia lapidea, si fonde con le voci, i gesti, le percussioni di quattro solisti. Il gesto, sempre centrale nell'immaginario musicale del compositore, si abbina spesso all'uso di oggetti sonori e utensili vari, spesso affidati a orchestrali e coristi (come se l'intero organico fosse uno strumento aumentato), ad esempio in Polednice (2013), che evoca un demone della mitologia slava. In Karakuri - Poupée mécanique (2011) ispirato alle bambole meccaniche giapponesi, la cantante solista mescola emissioni balbettanti e litanie meccaniche con elementi di pantomima. In Dîner (2012), l'ensemble posizionato intorno a un grande tavolo, traduce in suoni i gesti e i colori della pittrice Charlotte Guibé (n. 1982), ripresa "live" da una telecamera mentre dipinge.

Adámek, Ondřej

Gianluigi Mattietti
2025-01-01

Abstract

Compositore ceco. La sua musica combina elementi di culture musicali extraeuropee, usa strumenti aumentati o appositamente costruiti, rivelando sempre risvolti teatrali e narrativi. Dopo aver studiato composizione con Marek Kopelent (1932-2023) all'Accademia di Musica di Praga (1997-2004), ha proseguito la sua formazione al Conservatorio di Parigi (2002-2008), sotto la guida di Gérard Pesson (v.) e Marco Stroppa (v.), dedicandosi parallelamente allo studio di tradizioni extraeuropee, alla musica indiana, e compiendo viaggi di studio in Kenya (2002) e in Giappone (2007). Come attingendo da una grande diario di suoni, Adámek mescola nei suoi lavori memorie musicali diverse: in Sinuous Voices (2004) fonde un Agnus Dei recitato in una chiesetta boema con una ninna-nanna della Nuova-Caledonia; in Ça tourne ça bloque (2008), costruito come girandola aneddotica di ricordi del Giappone, si intrecciano jingles registrati in un negozio di giocattoli, canti di monaci buddisti, voci di amici; Nôise (2010) prende spunto da alcuni elementi vocali e strumentali del teatro Nō, del teatro di marionette Bunraku e di vari rituali buddisti e scintoisti. La vocalità del teatro Nō, insieme alle grida di venditori del mercato di Nairobi e al canto di gola dei popoli inuit, ritorna come modello sonoro nella parte solistica del concerto per violino Follow me (2017). Where are You? (2020) per mezzosoprano e orchestra, mescola frammenti testuali di religioni diverse, in aramaico, ceco, spagnolo, moravo, inglese, sanscrito. Spirito curioso e iconoclasta, Adámek è affascinato anche dalle sonorità meccaniche, dai rumori di una acciaieria, alla base di Dusty Rusty Hush (2007), dove l'orchestra viene trasformata in un'enorme macchina che geme, stride, martella, o da quelli di un aspirapolvere, alla base di B-Low Up (2010). Ha cercato nuove tecniche estese per gli strumenti tradizionali, ha sviluppato sistemi che combinano suono strumentale, elettronica e video, ha inventato nuovi strumenti, come la Airmachine (2009), macchina ad aria compressa con valvole elettromagnetiche e terminali sui quali un performer agisce come un "disk jockey", applicandovi aerofoni vari, guanti in lattice, palloncini, pupazzi gonfiabili, lingue di Menelik, flauti a coulisse, trasformandola in un organismo che respira, con tratti antropomorfi e interessanti risvolti teatrali, come testimonia Körper und Seele (2014) per Airmachine, coro e orchestra, che prende spunto da rituali sciamanici della Lapponia (che riconducono la dimensione spirituale ai rumori della digestione) e da poesie di Sjón (n. 1962) dove gli organi del corpo sono descritti come strumenti di un'orchestra. A poesie dello scrittore islandese, e all'energia arcaica delle pietre, spesso evocata nei suoi versi, si ispirano altri lavori come Kameny (2013), incentrato sul drammatico confronto tra il ricordo innocente di bambino che lancia delle pietre e la lapidazione di una giovane curda; l'opera Seven Stones (2018) che racconta di un collezionista di pietre che uccide la moglie con una di esse; Man Time Stone Time (2019), dove l'orchestra, proiezione di un'energia lapidea, si fonde con le voci, i gesti, le percussioni di quattro solisti. Il gesto, sempre centrale nell'immaginario musicale del compositore, si abbina spesso all'uso di oggetti sonori e utensili vari, spesso affidati a orchestrali e coristi (come se l'intero organico fosse uno strumento aumentato), ad esempio in Polednice (2013), che evoca un demone della mitologia slava. In Karakuri - Poupée mécanique (2011) ispirato alle bambole meccaniche giapponesi, la cantante solista mescola emissioni balbettanti e litanie meccaniche con elementi di pantomima. In Dîner (2012), l'ensemble posizionato intorno a un grande tavolo, traduce in suoni i gesti e i colori della pittrice Charlotte Guibé (n. 1982), ripresa "live" da una telecamera mentre dipinge.
2025
978-88-12-01204-6
musica contemporanea; culture musicali extraeuropee; strumenti aumentati; Ondřej Adámek; Marek Kopelent; Gérard Pesson; Marco Stroppa; musica indiana; teatro Nō; teatro di marionette Bunraku; canto inuit; tecniche strumentali estese; musica elettronica; performer; Sjón; bambole meccaniche giapponesi; teatro musicale;
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