This article examines the representation of Calabria in Folco Quilici’s documentary series 'L’Italia vista dal Cielo' (1968–1976), focusing on the episode on the Basilicata and Calabria regions. The study situates the series at the intersection of industrial cinema, ethnographic documentary, landscape film, and heritage discourse, highlighting its formal and ideological ambivalences. Through the use of Hélivision aerial cinematography and scripts written in collaboration with prominent intellectuals and writers, the series constructs a visual and narrative exploration of Italy that intertwines natural geography, historical stratification, and cultural practices. Calabria is portrayed as an internal Other within the Italian national space, shaped by geographic isolation, depopulation, and migration, while also being framed through a mythological imaginary rooted in Greater Greece and Mediterranean travel narratives. The article shows how Quilici’s project oscillates between documentary impulses and aestheticized forms of othering, combining social and anthropological concerns with a poetic and sometimes nostalgic vision of the landscape. Within this tension, 'L’Italia vista dal Cielo' emerges as a case study for understanding how Italian documentary cinema engaged with the representation of Southern Italy during the profound social, economic, and cultural transformations of the postwar period.

L’articolo analizza la rappresentazione della Calabria nella serie documentaria 'L’Italia vista dal Cielo' (1968–1976), diretta da Folco Quilici per la Esso Italiana, concentrandosi sull’episodio sulla Basilicata e la Calabria. Il contributo colloca l’opera all’incrocio tra cinema industriale, documentario etnografico, racconto paesaggistico e discorso patrimoniale, evidenziandone le ambivalenze formali e ideologiche. Attraverso l’uso della tecnologia Hélivision e di una scrittura affidata a intellettuali e letterati, la serie costruisce uno sguardo aereo che intreccia geografia naturale, stratificazioni storiche e pratiche culturali, restituendo il Sud come spazio sospeso tra storia e mito. La Calabria emerge come figura dell’Altro interno della nazione, segnata da isolamento, spopolamento e migrazioni, ma anche inscritta in un immaginario mitografico che richiama la Magna Grecia e il repertorio del viaggio mediterraneo. L’analisi mette in luce come il progetto di Quilici oscilli tra istanze di documentazione e tendenze all’esotizzazione, tra sensibilità sociale e antropologica e costruzione poetica del paesaggio. In questa tensione, 'L’Italia vista dal Cielo' si configura come un testo rilevante per comprendere le modalità con cui il cinema documentario italiano ha rappresentato il Mezzogiorno nel contesto delle trasformazioni economiche e culturali del secondo dopoguerra.

La Calabria di Folco Quilici ne 'L'Italia vista dal Cielo' (1968-1976)

Carbone Marco Benoit
Primo
2023-01-01

Abstract

This article examines the representation of Calabria in Folco Quilici’s documentary series 'L’Italia vista dal Cielo' (1968–1976), focusing on the episode on the Basilicata and Calabria regions. The study situates the series at the intersection of industrial cinema, ethnographic documentary, landscape film, and heritage discourse, highlighting its formal and ideological ambivalences. Through the use of Hélivision aerial cinematography and scripts written in collaboration with prominent intellectuals and writers, the series constructs a visual and narrative exploration of Italy that intertwines natural geography, historical stratification, and cultural practices. Calabria is portrayed as an internal Other within the Italian national space, shaped by geographic isolation, depopulation, and migration, while also being framed through a mythological imaginary rooted in Greater Greece and Mediterranean travel narratives. The article shows how Quilici’s project oscillates between documentary impulses and aestheticized forms of othering, combining social and anthropological concerns with a poetic and sometimes nostalgic vision of the landscape. Within this tension, 'L’Italia vista dal Cielo' emerges as a case study for understanding how Italian documentary cinema engaged with the representation of Southern Italy during the profound social, economic, and cultural transformations of the postwar period.
2023
9788846768018
L’articolo analizza la rappresentazione della Calabria nella serie documentaria 'L’Italia vista dal Cielo' (1968–1976), diretta da Folco Quilici per la Esso Italiana, concentrandosi sull’episodio sulla Basilicata e la Calabria. Il contributo colloca l’opera all’incrocio tra cinema industriale, documentario etnografico, racconto paesaggistico e discorso patrimoniale, evidenziandone le ambivalenze formali e ideologiche. Attraverso l’uso della tecnologia Hélivision e di una scrittura affidata a intellettuali e letterati, la serie costruisce uno sguardo aereo che intreccia geografia naturale, stratificazioni storiche e pratiche culturali, restituendo il Sud come spazio sospeso tra storia e mito. La Calabria emerge come figura dell’Altro interno della nazione, segnata da isolamento, spopolamento e migrazioni, ma anche inscritta in un immaginario mitografico che richiama la Magna Grecia e il repertorio del viaggio mediterraneo. L’analisi mette in luce come il progetto di Quilici oscilli tra istanze di documentazione e tendenze all’esotizzazione, tra sensibilità sociale e antropologica e costruzione poetica del paesaggio. In questa tensione, 'L’Italia vista dal Cielo' si configura come un testo rilevante per comprendere le modalità con cui il cinema documentario italiano ha rappresentato il Mezzogiorno nel contesto delle trasformazioni economiche e culturali del secondo dopoguerra.
Folco Quilici; Hélivision; Documentario; Calabria; Basilicata
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