Il volume indaga un approccio progettuale che, nei territori abbandonati dell’archeologia mineraria, supera la scala del manufatto per sistematizzare le relazioni critiche tra processi ambientali, infrastrutture e reti tecnologiche. Intervenendo in contesti di “lunga durata”, i progetti proposti ampliano le azioni tecniche di risanamento in prospettive orientate di sviluppo culturale-scientifico europeo. Con quali modalità operative, dunque, è possibile intrattenere azioni, come il “custodire” e il “proteggere”, in un contesto di una “ecologia mineraria”, elevando al contempo la condizione archeologica dei suoi scarti tossici? In questa cornice, la geografia dei Fanghi Rossi di Monteponi, prodotto della sedimentazione residuale mineraria, è il caso studio esplorato dai gruppi di ricerca, attraverso sguardi e metodi progettuali: un campo operativo di sintesi tra tecniche di recupero ambientale e di architettura del paesaggio. Grande archeologia della terra, i Fanghi Rossi sistematizzano la coesistenza tra “manufatto” identitario e presenza tossica; qui i progetti non propongono mere soluzioni mitigative del rischio, ma prefigurano il luogo attraverso forme architettoniche, trasformando il paradosso tra residuo contaminato e patrimonio storico in opportunità per immaginare nuovi paesaggi. Attraverso la dimensione teorica, l’atlante fotografico e le comparazioni progettuali, si propone l’ipotesi di un grande evento espositivo, il Sulcis-Iglesiente Landscape and Environment Expo, che documenta le azioni su questo patrimonio con progetti di riqualificazione architettonica e paesaggistica, strategie di rigenerazione, riconversione e brevetti tecnologici, in un quadro scientifico-politico internazionale.
Paesaggi Minerari. Progetti per i Fanghi Rossi di Monteponi in Sardegna
Giorgio Peghin
;Andrea Scalas
2026-01-01
Abstract
Il volume indaga un approccio progettuale che, nei territori abbandonati dell’archeologia mineraria, supera la scala del manufatto per sistematizzare le relazioni critiche tra processi ambientali, infrastrutture e reti tecnologiche. Intervenendo in contesti di “lunga durata”, i progetti proposti ampliano le azioni tecniche di risanamento in prospettive orientate di sviluppo culturale-scientifico europeo. Con quali modalità operative, dunque, è possibile intrattenere azioni, come il “custodire” e il “proteggere”, in un contesto di una “ecologia mineraria”, elevando al contempo la condizione archeologica dei suoi scarti tossici? In questa cornice, la geografia dei Fanghi Rossi di Monteponi, prodotto della sedimentazione residuale mineraria, è il caso studio esplorato dai gruppi di ricerca, attraverso sguardi e metodi progettuali: un campo operativo di sintesi tra tecniche di recupero ambientale e di architettura del paesaggio. Grande archeologia della terra, i Fanghi Rossi sistematizzano la coesistenza tra “manufatto” identitario e presenza tossica; qui i progetti non propongono mere soluzioni mitigative del rischio, ma prefigurano il luogo attraverso forme architettoniche, trasformando il paradosso tra residuo contaminato e patrimonio storico in opportunità per immaginare nuovi paesaggi. Attraverso la dimensione teorica, l’atlante fotografico e le comparazioni progettuali, si propone l’ipotesi di un grande evento espositivo, il Sulcis-Iglesiente Landscape and Environment Expo, che documenta le azioni su questo patrimonio con progetti di riqualificazione architettonica e paesaggistica, strategie di rigenerazione, riconversione e brevetti tecnologici, in un quadro scientifico-politico internazionale.| File | Dimensione | Formato | |
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