Il presente capitolo, che apre la Parte I dell’opera, chiarisce l’impostazione teorica dello Scudo Giuridico Adattivo (SGA), inteso non come esito formale di conformità, ma come metodo di progettazione e di governo delle decisioni difensive. Nel dominio cibernetico la minaccia non è statica ma tende a cambiare comportamento in base alle difese adottate. Essa può osservare le contromisure, sperimentare nuove modalità di attacco e sfruttare le informazioni disponibili (o provocare rumore informativo) per aumentare le probabilità di successo. Ne deriva un contesto nel quale non è sempre possibile stimare con affidabilità la probabilità degli eventi o prevedere come evolverà l’attacco. Per questa ragione, la gestione del rischio, intesa come calcolo e trattamento di probabilità note o ragionevolmente stimabili, non è sufficiente da sola. Accanto al rischio opera, infatti, una componente di incertezza: ciò che non è misurabile con precisione, perché dipende da scelte intenzionali dell’avversario e da condizioni che possono mutare rapidamente. Tale incertezza incide sia sulle decisioni tecniche (quali controlli adottare, con quali soglie e priorità), sia sulla loro legittimazione, perché rende necessario esplicitare criteri, assunzioni e limiti dell’intervento. In questo quadro, i diritti fondamentali sono assunti come invarianti e criteri strutturali dell’azione difensiva. Non si tratta di limiti esterni, ma di condizioni di validità interna delle contromisure, soprattutto quando esse sono rapide, automatizzate o potenzialmente intrusive. Da qui discende l’esigenza di rendere l’azione consente di produrre evidenze ricostruibili delle decisioni adottate; la resilienza normativa consente di mantenere continuità tra scelta tecnica, motivazione giuridica e possibilità di verifica nel tempo, evitando che l’emergenza operativa si traduca in opacità o compressioni sproporzionate delle garanzie. Su tali presupposti, si mettono a fuoco gli strumenti necessari a collegare norme, architetture e prove: la tracciabilità semantica e la rappresentazione, anche computazionale, delle regole; la provenienza verificabile delle informazioni e l’impiego di credenziali verificabili; la gestione del rischio algoritmico e della supply chain; nonché il ruolo di competenze ibride capaci di integrare principi giuridici, standard e implementazioni tecniche. La chiusura ricompone infine il quadro attraverso il test di proporzionalità e le prospettive legate a identità digitale e valutazioni d’impatto sui diritti fondamentali, predisponendo il passaggio al Capitolo successivo, nel quale tali premesse vengono tradotte nell’architettura operativa dello SGA.

Cibersicurezza e diritti fondamentali, verificabilità, tracciabilità e resilienza normativa

Massimo Farina
2026-01-01

Abstract

Il presente capitolo, che apre la Parte I dell’opera, chiarisce l’impostazione teorica dello Scudo Giuridico Adattivo (SGA), inteso non come esito formale di conformità, ma come metodo di progettazione e di governo delle decisioni difensive. Nel dominio cibernetico la minaccia non è statica ma tende a cambiare comportamento in base alle difese adottate. Essa può osservare le contromisure, sperimentare nuove modalità di attacco e sfruttare le informazioni disponibili (o provocare rumore informativo) per aumentare le probabilità di successo. Ne deriva un contesto nel quale non è sempre possibile stimare con affidabilità la probabilità degli eventi o prevedere come evolverà l’attacco. Per questa ragione, la gestione del rischio, intesa come calcolo e trattamento di probabilità note o ragionevolmente stimabili, non è sufficiente da sola. Accanto al rischio opera, infatti, una componente di incertezza: ciò che non è misurabile con precisione, perché dipende da scelte intenzionali dell’avversario e da condizioni che possono mutare rapidamente. Tale incertezza incide sia sulle decisioni tecniche (quali controlli adottare, con quali soglie e priorità), sia sulla loro legittimazione, perché rende necessario esplicitare criteri, assunzioni e limiti dell’intervento. In questo quadro, i diritti fondamentali sono assunti come invarianti e criteri strutturali dell’azione difensiva. Non si tratta di limiti esterni, ma di condizioni di validità interna delle contromisure, soprattutto quando esse sono rapide, automatizzate o potenzialmente intrusive. Da qui discende l’esigenza di rendere l’azione consente di produrre evidenze ricostruibili delle decisioni adottate; la resilienza normativa consente di mantenere continuità tra scelta tecnica, motivazione giuridica e possibilità di verifica nel tempo, evitando che l’emergenza operativa si traduca in opacità o compressioni sproporzionate delle garanzie. Su tali presupposti, si mettono a fuoco gli strumenti necessari a collegare norme, architetture e prove: la tracciabilità semantica e la rappresentazione, anche computazionale, delle regole; la provenienza verificabile delle informazioni e l’impiego di credenziali verificabili; la gestione del rischio algoritmico e della supply chain; nonché il ruolo di competenze ibride capaci di integrare principi giuridici, standard e implementazioni tecniche. La chiusura ricompone infine il quadro attraverso il test di proporzionalità e le prospettive legate a identità digitale e valutazioni d’impatto sui diritti fondamentali, predisponendo il passaggio al Capitolo successivo, nel quale tali premesse vengono tradotte nell’architettura operativa dello SGA.
2026
979-12-211-1959-6
Incertezza avversa; ontologia della minaccia digitale; diritti fondamentali; garanzie; resilienza normativa; credenziali verificabili; gestione del rischio algoritmico; supply chain; costituzionalismo cibernetico; identità digitale
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Utilizza questo identificativo per citare o creare un link a questo documento: https://hdl.handle.net/11584/481006
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