Nella letteratura contemporanea tra le numerose pratiche di intertestualità e di ripresa testuale figurano le riscritture del mito. Con la riscrittura, testo e personaggi si fanno migranti, attraversano tempi e spazi per caricarsi di nuovi significati e di nuove memorie. L'autore che riscrive sceglie di calarsi nell'immaginario di un ipotesto per raggiungere più pienamente il proprio. Il mito fu un elemento costitutivo della tragedia e una fonte consistente per gli autori tragici che non inventarono nuovi intrighi, ma presentarono il vecchio mito attraverso un nuovo prisma che rifletteva perfettamente il contesto sociale, politico e culturale della loro epoca. I miti ri-narrati nel XX secolo, che si incarnano oggi nel corpus della letteratura (definita da Pierre Brunel "conservatoire des mythes") e nella scrittura cinematografica, non sono più una semplice versione del testo fondatore ma divengono delle nuove opere, dove Antigone, Elettra e Medea hanno le stesse preoccupazioni dell'uomo contemporaneo e parlano la sua stessa lingua. Cassandra, figura della mitologia greca, veggente condannata dal dio Apollo a non essere creduta, ci viene rinarrata nel 1983 da Christa Wolf da un’altra prospettiva: un soggetto in divenire stagliato sullo sfondo investito dalla violenza della guerra di Troia. Cassandra si può leggere come uno dei percorsi moderni di rilettura delle immagini mitiche del femminile, come Undine geht di Ingeborg Bachmann, rivisitazione dell’Ondina romantica di F.La Motte Fouqué, e Medea, Stimmen, scritta dalla stessa Wolf tredici anni dopo. La riattualizzazione del personaggio viene compiuta attraverso un processo di demitizzazione, per il quale, i tratti caratteristici della profetessa acquistano un’altra valenza e si collocano in un altro universo significante (in primis la veggenza, che diventa la corretta capacità di interpretazione del reale). Quando Wolf scrisse l’omonimo romanzo erano gli anni della guerra fredda e della corsa agli armamenti: all'est come all'ovest erano stati installati i missili a media gittata e ovunque si temeva una guerra atomica. L'autrice sceglie di riscrivere il personaggio della profetessa come testimone di un mutamento di valori che si ripercuote sul comportamento e sul linguaggio e che avviene in un’epoca di congiunzione tra il matriarcato dei primordi e l'avvio dell'epoca eroica del patriarcato. Dietro la forma narrativa del romanzo, sono descritti infatti, con estrema lucidità, i meccanismi propulsori del divampare della guerra e di manipolazione della coscienza collettiva, attraverso i quali, è possibile spacciare una guerra come “necessaria” (tema che tuttora, in un’epoca dove il linguaggio è marcato da parole come “guerra preventiva” e “stati canaglia”, non cessa di essere sfortunatamente attuale). Il romanzo si svolge su due tempi, il tempo interiore, circolare, del divenire soggetto di Cassandra, ed il tempo lineare degli eventi, della guerra (le cui immagini potrebbero illustrare perfettamente le pagine de L’Iliade, où le poème de la force di Simone Weil, scritto non a caso in un momento storicamente ancor più drammatico, tra il ’39 e il ‘41, durante l’invasione tedesca, con lo pseudonimo di Emile Novis). L’intreccio dei due tempi si ricompone in un tempo sinusoidale, nel segno dell’acronia, strumento che “permette di dire un'anteriorità radicale, quella delle leggende e dei miti" e "instaura una memoria di ciò che nessuno oggi ha visto e memorizzato" (Jean Bessière). Una memoria che si lega inscindibilmente ad una letteratura rivolta alla comprensione del reale e che nelle curve di questo movimento cicloidale, si carica di potenza rinnovatrice e di tensione utopica.

Per una critica della violenza: Kassandra di Christa Wolf”

PIGA, EMANUELA
2008-01-01

Abstract

Nella letteratura contemporanea tra le numerose pratiche di intertestualità e di ripresa testuale figurano le riscritture del mito. Con la riscrittura, testo e personaggi si fanno migranti, attraversano tempi e spazi per caricarsi di nuovi significati e di nuove memorie. L'autore che riscrive sceglie di calarsi nell'immaginario di un ipotesto per raggiungere più pienamente il proprio. Il mito fu un elemento costitutivo della tragedia e una fonte consistente per gli autori tragici che non inventarono nuovi intrighi, ma presentarono il vecchio mito attraverso un nuovo prisma che rifletteva perfettamente il contesto sociale, politico e culturale della loro epoca. I miti ri-narrati nel XX secolo, che si incarnano oggi nel corpus della letteratura (definita da Pierre Brunel "conservatoire des mythes") e nella scrittura cinematografica, non sono più una semplice versione del testo fondatore ma divengono delle nuove opere, dove Antigone, Elettra e Medea hanno le stesse preoccupazioni dell'uomo contemporaneo e parlano la sua stessa lingua. Cassandra, figura della mitologia greca, veggente condannata dal dio Apollo a non essere creduta, ci viene rinarrata nel 1983 da Christa Wolf da un’altra prospettiva: un soggetto in divenire stagliato sullo sfondo investito dalla violenza della guerra di Troia. Cassandra si può leggere come uno dei percorsi moderni di rilettura delle immagini mitiche del femminile, come Undine geht di Ingeborg Bachmann, rivisitazione dell’Ondina romantica di F.La Motte Fouqué, e Medea, Stimmen, scritta dalla stessa Wolf tredici anni dopo. La riattualizzazione del personaggio viene compiuta attraverso un processo di demitizzazione, per il quale, i tratti caratteristici della profetessa acquistano un’altra valenza e si collocano in un altro universo significante (in primis la veggenza, che diventa la corretta capacità di interpretazione del reale). Quando Wolf scrisse l’omonimo romanzo erano gli anni della guerra fredda e della corsa agli armamenti: all'est come all'ovest erano stati installati i missili a media gittata e ovunque si temeva una guerra atomica. L'autrice sceglie di riscrivere il personaggio della profetessa come testimone di un mutamento di valori che si ripercuote sul comportamento e sul linguaggio e che avviene in un’epoca di congiunzione tra il matriarcato dei primordi e l'avvio dell'epoca eroica del patriarcato. Dietro la forma narrativa del romanzo, sono descritti infatti, con estrema lucidità, i meccanismi propulsori del divampare della guerra e di manipolazione della coscienza collettiva, attraverso i quali, è possibile spacciare una guerra come “necessaria” (tema che tuttora, in un’epoca dove il linguaggio è marcato da parole come “guerra preventiva” e “stati canaglia”, non cessa di essere sfortunatamente attuale). Il romanzo si svolge su due tempi, il tempo interiore, circolare, del divenire soggetto di Cassandra, ed il tempo lineare degli eventi, della guerra (le cui immagini potrebbero illustrare perfettamente le pagine de L’Iliade, où le poème de la force di Simone Weil, scritto non a caso in un momento storicamente ancor più drammatico, tra il ’39 e il ‘41, durante l’invasione tedesca, con lo pseudonimo di Emile Novis). L’intreccio dei due tempi si ricompone in un tempo sinusoidale, nel segno dell’acronia, strumento che “permette di dire un'anteriorità radicale, quella delle leggende e dei miti" e "instaura una memoria di ciò che nessuno oggi ha visto e memorizzato" (Jean Bessière). Una memoria che si lega inscindibilmente ad una letteratura rivolta alla comprensione del reale e che nelle curve di questo movimento cicloidale, si carica di potenza rinnovatrice e di tensione utopica.
8862740441
Violenza, Mito, Storia,
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