Nelle teorie della traduzione contemporanee, è stato riconosciuto di importanza centrale il concetto di equivalenza per chiarire la relazione tra ciò che si traduce, il testo di partenza (source text) e ciò che è tradotto, il testo di arrivo (target text), per definire dunque la traduzione stessa. Da questo punto di vista, tradurre un termine o un enunciato in un quadro interlinguistico significa produrre un altro termine o un altro enunciato equivalente nella lingua d'arrivo. Il problema sta nel dire cosa si intenda per "equivalenza" e, per quanto il concetto di equivalenza sia stato identificato come fondamentale per lo studio del problema della traduzione, non ne è mai stata data un'interpretazione uniforme e condivisa, e la sua definizione è stata ed è tuttora problematica e controversa. La filosofia, e non solo quella di ispirazione analitica, è stata affascinata dal problema dell'equivalenza nella traduzione, perché, per risolverlo, sembra necessario confrontarsi con lo spinoso problema della natura del significato e delle condizioni epistemiche che sottendono la possibilità di attingerlo. Anche in altre discipline, come linguistica e semiotica, il confronto con il concetto di equivalenza sembra esser stato inevitabile per costruire un'adeguata teoria della traduzione: molti autori (come Catford, Nida-Taber, Pym, Koller, etc.), definiscono la traduzione stessa in termini di relazioni di equivalenza, altri, come Toury, considerano l'equivalenza come un "postulato", altri ancora hanno dovuto comunque confrontarsi con la nozione teoretica di equivalenza anche semplicemente per poterla rigettare in quanto inutile o dannosa (Snell-Hornby, Gentzler, etc.). Ogni studioso ha cercato di dare una propria definizione di equivalenza, focalizzando l'attenzione sull'unità di traduzione (termine, enunciato o la totalità del testo) o sul tipo di significato (denotativo, connotativo, pragmatico, etc.) che si manterrebbero costanti, invariati nella traduzione. L'ampia letteratura a disposizione dimostra infatti inequivocabilmente il proliferare di nuovi e diversi tipi di equivalenza, come quella referenziale o denotativa, connotativa, semantica, pragmatica, dinamica oppure formale, testuale, funzionale, lessicale, ecc. Tuttavia la storia del dibattito sul concetto di equivalenza nella traduzione condotto in altri ambiti disciplinari rimane pressoché sconosciuto in ambito filosofico e non esiste uno studio specifico sul problema dell'equivalenza che adotti un punto di vista filosofico e che riconosca, tramite un approccio di tipo interdisciplinare, anche gli importanti contributi forniti da altre discipline. Ci sembra dunque opportuno far conoscere questo dibattito e affrontare il concetto di equivalenza da una prospettiva filosofica in grado di offrire gli strumenti teorici e concettuali necessari per andare al di là delle diverse tipologie di equivalenza proposte, per arrivare alla radice del problema della traduzione, indagando la natura stessa del concetto di equivalenza, i problemi ad essa connessa del significato, del riferimento e della rappresentazione della conoscenza ed infine le possibilità e i limiti di una spiegazione della traduzione in base a tale concetto.

Equivalenza semantica nella traduzione: tra linguistica, semiotica e filosofia

ERVAS, FRANCESCA;
2005

Abstract

Nelle teorie della traduzione contemporanee, è stato riconosciuto di importanza centrale il concetto di equivalenza per chiarire la relazione tra ciò che si traduce, il testo di partenza (source text) e ciò che è tradotto, il testo di arrivo (target text), per definire dunque la traduzione stessa. Da questo punto di vista, tradurre un termine o un enunciato in un quadro interlinguistico significa produrre un altro termine o un altro enunciato equivalente nella lingua d'arrivo. Il problema sta nel dire cosa si intenda per "equivalenza" e, per quanto il concetto di equivalenza sia stato identificato come fondamentale per lo studio del problema della traduzione, non ne è mai stata data un'interpretazione uniforme e condivisa, e la sua definizione è stata ed è tuttora problematica e controversa. La filosofia, e non solo quella di ispirazione analitica, è stata affascinata dal problema dell'equivalenza nella traduzione, perché, per risolverlo, sembra necessario confrontarsi con lo spinoso problema della natura del significato e delle condizioni epistemiche che sottendono la possibilità di attingerlo. Anche in altre discipline, come linguistica e semiotica, il confronto con il concetto di equivalenza sembra esser stato inevitabile per costruire un'adeguata teoria della traduzione: molti autori (come Catford, Nida-Taber, Pym, Koller, etc.), definiscono la traduzione stessa in termini di relazioni di equivalenza, altri, come Toury, considerano l'equivalenza come un "postulato", altri ancora hanno dovuto comunque confrontarsi con la nozione teoretica di equivalenza anche semplicemente per poterla rigettare in quanto inutile o dannosa (Snell-Hornby, Gentzler, etc.). Ogni studioso ha cercato di dare una propria definizione di equivalenza, focalizzando l'attenzione sull'unità di traduzione (termine, enunciato o la totalità del testo) o sul tipo di significato (denotativo, connotativo, pragmatico, etc.) che si manterrebbero costanti, invariati nella traduzione. L'ampia letteratura a disposizione dimostra infatti inequivocabilmente il proliferare di nuovi e diversi tipi di equivalenza, come quella referenziale o denotativa, connotativa, semantica, pragmatica, dinamica oppure formale, testuale, funzionale, lessicale, ecc. Tuttavia la storia del dibattito sul concetto di equivalenza nella traduzione condotto in altri ambiti disciplinari rimane pressoché sconosciuto in ambito filosofico e non esiste uno studio specifico sul problema dell'equivalenza che adotti un punto di vista filosofico e che riconosca, tramite un approccio di tipo interdisciplinare, anche gli importanti contributi forniti da altre discipline. Ci sembra dunque opportuno far conoscere questo dibattito e affrontare il concetto di equivalenza da una prospettiva filosofica in grado di offrire gli strumenti teorici e concettuali necessari per andare al di là delle diverse tipologie di equivalenza proposte, per arrivare alla radice del problema della traduzione, indagando la natura stessa del concetto di equivalenza, i problemi ad essa connessa del significato, del riferimento e della rappresentazione della conoscenza ed infine le possibilità e i limiti di una spiegazione della traduzione in base a tale concetto.
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