I movimenti sociali LGBTQ ricoprono un ruolo cruciale nello sfidare gli assunti eteronormativi riguardanti l’intimità, la cura e la parentela e nel supportare il riconoscimento strategico delle identità non normative e la decontrazione di categorie sociali restrittive (Bernstein, 2003; Santos, 2013). Tuttavia, posizioni critiche queer (e.g., Drucker, 2015; Richardson, 2000) hanno messo in luce che i movimenti sociali LGBTQ non necessariamente contestano l’eteronormatività dominante, anzi, al contrario, possono contribuire allo status quo sociale e culturale. Le politiche assimilazioniste e neoliberiste finalizzate al riconoscimento di uguali diritti hanno posto in essere una nuova omonormatività neoliberista (Dugan, 2003) che privilegia modelli familiari normativi rispetto a un cambiamento sociale radicale o alla critica di assunti e istituti dominanti eteronormativi. Il risultato è che gruppi minoritari quali quelli composti da persone transgender, bisessuali, queer e altri potrebbero essere ignorati dalle politiche mainstream gay e lesbiche. Questo studio presenta un’analisi critica dei discorsi di 10 personalità di spicco del movimento transgender italiano intervistate, successivamente all’approvazione della legge 76/2016, sul tema dei rapporti interni all’associazionismo LGBTQ italiano e sulla genitorialità transgender. I risultati mettono in evidenza discorsi di visione critica delle politiche assimilazioniste di uguaglianza, di rivendicazione identitaria transgender, di amicizia solidale tra le varie componenti del movimento, ma anche di priorità differenti e di frammentazione interna. Tali discorsi suggeriscono la necessità che i movimenti sociali spostino l’attenzione dall’interesse esclusivo per le politiche rivolte all’uguaglianza agli assunti ripetuti che forzano i corpi all’interno di categorie oppressive (Butler, 2004). L’obiettivo è contestare tali assunti per rifiutarne la presa normalizzatrice e violenta e riportare il riconoscimento delle soggettività trans al centro degli interessi, dei dibattiti e delle politiche dei movimenti sessuali, al di là delle singole battaglie strategiche per i diritti (ibidem).

L’invisibilità trans: politiche assimilazioniste del movimento LGBTQ italiano e alternative queer

Francesco Serri;Jessica Lampis;Diego Lasio
2018-01-01

Abstract

I movimenti sociali LGBTQ ricoprono un ruolo cruciale nello sfidare gli assunti eteronormativi riguardanti l’intimità, la cura e la parentela e nel supportare il riconoscimento strategico delle identità non normative e la decontrazione di categorie sociali restrittive (Bernstein, 2003; Santos, 2013). Tuttavia, posizioni critiche queer (e.g., Drucker, 2015; Richardson, 2000) hanno messo in luce che i movimenti sociali LGBTQ non necessariamente contestano l’eteronormatività dominante, anzi, al contrario, possono contribuire allo status quo sociale e culturale. Le politiche assimilazioniste e neoliberiste finalizzate al riconoscimento di uguali diritti hanno posto in essere una nuova omonormatività neoliberista (Dugan, 2003) che privilegia modelli familiari normativi rispetto a un cambiamento sociale radicale o alla critica di assunti e istituti dominanti eteronormativi. Il risultato è che gruppi minoritari quali quelli composti da persone transgender, bisessuali, queer e altri potrebbero essere ignorati dalle politiche mainstream gay e lesbiche. Questo studio presenta un’analisi critica dei discorsi di 10 personalità di spicco del movimento transgender italiano intervistate, successivamente all’approvazione della legge 76/2016, sul tema dei rapporti interni all’associazionismo LGBTQ italiano e sulla genitorialità transgender. I risultati mettono in evidenza discorsi di visione critica delle politiche assimilazioniste di uguaglianza, di rivendicazione identitaria transgender, di amicizia solidale tra le varie componenti del movimento, ma anche di priorità differenti e di frammentazione interna. Tali discorsi suggeriscono la necessità che i movimenti sociali spostino l’attenzione dall’interesse esclusivo per le politiche rivolte all’uguaglianza agli assunti ripetuti che forzano i corpi all’interno di categorie oppressive (Butler, 2004). L’obiettivo è contestare tali assunti per rifiutarne la presa normalizzatrice e violenta e riportare il riconoscimento delle soggettività trans al centro degli interessi, dei dibattiti e delle politiche dei movimenti sessuali, al di là delle singole battaglie strategiche per i diritti (ibidem).
9788899565404
Movimenti sociali; Omonormatività; Transgender
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