Research automation via artificial researchers, defined as AI-driven agents capable of autonomous or semi-autonomous research activities, has shifted from experimental to operational status in high-return scientific domains during 2024-2025. The present study examines the implications for Digital Humanities and social sciences, with a particular focus on digital archives as pivotal sites where automated systems are poised to fundamentally reconfigure access and institutional relationships. Based on exploratory discussions with senior staff at major European archival institutions and the author’s participation in international research automation projects, this analysis identifies two primary integration models: external access via APIs that enable researcher-controlled systems, and internal artificial archivist agents that mediate user interactions. Both models offer significant public engagement benefits by reducing economic, skill-based, and temporal barriers to archival research, thereby expanding potential users beyond specialist academics to include citizen researchers, educators, and community groups. Nevertheless, significant challenges constrain deployment, including technical limitations in humanities applications, infrastructural heterogeneity that impedes interoperability, and institutional tensions between access democratization and the preservation of symbolic capital invested in physical facilities. This paper contends that, despite these obstacles, archival institutions must engage in anticipatory planning by coordinating digital transformation, developing governance frameworks, and advocating for interoperability standards. Such proactive measures are necessary to shape, rather than merely react to, the transformations redefining scholarly research infrastructures.

L’automazione della ricerca attraverso ricercatori artificiali agenti guidati dall’intelligenza artificiale capaci di svolgere attività di ricerca autonome o semi-autonome è passata da uno stato sperimentale a operativo in ambiti scientifici ad alto ritorno economico nel 2024-2025. Questo contributo esamina le implicazioni per le Digital Humanities e le scienze sociali, concentrandosi sugli archivi digitali come luoghi critici in cui i sistemi automatizzati riconfigureranno radicalmente l’accesso e le relazioni istituzionali. Sulla base di colloqui esplorativi con dirigenti di importanti istituzioni archivistiche europee e del coinvolgimento dell’autore in progetti internazionali di automazione della ricerca, l’analisi identifica due modelli di integrazione: l’accesso esterno tramite API, che abilita sistemi controllati dai ricercatori, e gli agenti archivisti artificiali interni, che mediano le interazioni degli utenti. Entrambi promettono benefici sostanziali per il public engagement, riducendo le barriere economiche, competenziali e temporali alla ricerca archivistica e espandendo i potenziali utenti dagli accademici specialisti ai citizen researchers, agli educatori e ai gruppi comunitari. Tuttavia, sfide significative ne vincolano l’implementazione: limiti tecnici nelle applicazioni umanistiche, eterogeneità infrastrutturale che impedisce l’interoperabilità e tensioni istituzionali tra la democratizzazione dell’accesso e la preservazione del capitale simbolico investito nelle strutture fisiche. Il contributo sostiene che, nonostante queste sfide, le istituzioni archivistiche devono impegnarsi ora in una pianificazione anticipatoria coordinando la trasformazione digitale, sviluppando quadri di governance e sostenendo standard di interoperabilità per plasmare anziché reagire semplicemente alle trasformazioni che ridefiniscono le infrastrutture di ricerca.

The Automation of Research in Digital Humanities: Artificial Researchers, Digital Archives, and the Democratization of Scholarly Access

Roberto Di Quirico
2026-01-01

Abstract

Research automation via artificial researchers, defined as AI-driven agents capable of autonomous or semi-autonomous research activities, has shifted from experimental to operational status in high-return scientific domains during 2024-2025. The present study examines the implications for Digital Humanities and social sciences, with a particular focus on digital archives as pivotal sites where automated systems are poised to fundamentally reconfigure access and institutional relationships. Based on exploratory discussions with senior staff at major European archival institutions and the author’s participation in international research automation projects, this analysis identifies two primary integration models: external access via APIs that enable researcher-controlled systems, and internal artificial archivist agents that mediate user interactions. Both models offer significant public engagement benefits by reducing economic, skill-based, and temporal barriers to archival research, thereby expanding potential users beyond specialist academics to include citizen researchers, educators, and community groups. Nevertheless, significant challenges constrain deployment, including technical limitations in humanities applications, infrastructural heterogeneity that impedes interoperability, and institutional tensions between access democratization and the preservation of symbolic capital invested in physical facilities. This paper contends that, despite these obstacles, archival institutions must engage in anticipatory planning by coordinating digital transformation, developing governance frameworks, and advocating for interoperability standards. Such proactive measures are necessary to shape, rather than merely react to, the transformations redefining scholarly research infrastructures.
2026
9791298618817
L’automazione della ricerca attraverso ricercatori artificiali agenti guidati dall’intelligenza artificiale capaci di svolgere attività di ricerca autonome o semi-autonome è passata da uno stato sperimentale a operativo in ambiti scientifici ad alto ritorno economico nel 2024-2025. Questo contributo esamina le implicazioni per le Digital Humanities e le scienze sociali, concentrandosi sugli archivi digitali come luoghi critici in cui i sistemi automatizzati riconfigureranno radicalmente l’accesso e le relazioni istituzionali. Sulla base di colloqui esplorativi con dirigenti di importanti istituzioni archivistiche europee e del coinvolgimento dell’autore in progetti internazionali di automazione della ricerca, l’analisi identifica due modelli di integrazione: l’accesso esterno tramite API, che abilita sistemi controllati dai ricercatori, e gli agenti archivisti artificiali interni, che mediano le interazioni degli utenti. Entrambi promettono benefici sostanziali per il public engagement, riducendo le barriere economiche, competenziali e temporali alla ricerca archivistica e espandendo i potenziali utenti dagli accademici specialisti ai citizen researchers, agli educatori e ai gruppi comunitari. Tuttavia, sfide significative ne vincolano l’implementazione: limiti tecnici nelle applicazioni umanistiche, eterogeneità infrastrutturale che impedisce l’interoperabilità e tensioni istituzionali tra la democratizzazione dell’accesso e la preservazione del capitale simbolico investito nelle strutture fisiche. Il contributo sostiene che, nonostante queste sfide, le istituzioni archivistiche devono impegnarsi ora in una pianificazione anticipatoria coordinando la trasformazione digitale, sviluppando quadri di governance e sostenendo standard di interoperabilità per plasmare anziché reagire semplicemente alle trasformazioni che ridefiniscono le infrastrutture di ricerca.
artificial researchers; research automation; digital archives; public engagement; Digital Humanities
ricercatori artificiali; automazione della ricerca; archivi digitali; coinvolgimento pubblico; Digital Humanities
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