Il paper si inserisce nelle attività del DICAAR (Dipartimento di Ingegneria civile Ambientale e Architettura) dell’Università di Cagliari a supporto della Regione Sardegna per la valorizzazione del patrimonio nuragico, rete di architetture espressione della Civiltà Nuragica, insediata nel periodo preistorico e protostorico che conta oltre ottomila episodi nel territorio regionale. Il progetto si concentra sulla costruzione di un quadro strategico di valorizzazione e accessibilità dei beni archeologici che, allo stato attuale, avviene in maniera episodica e differenziata, senza un coordinamento su finalità, dispositivi e architetture a servizio degli stessi. La ricerca procede attraverso un approccio che utilizza il progetto di architettura e di paesaggio come strumento e propone uno studio strategico su 32 siti nuragici inseriti in tentative list Unesco nel 2023. Questo articolo esplora tre progetti specifici, elaborati per fasi incrementali di intensità e coordinati secondo i protocolli UNESCO, il Santuario di Santa Vittoria a Serri, il Tempio di Domu‘e Urxia a Esterzili e il Santuario di Santa Anastasia a Sardara, attraverso i quali s’indaga il rapporto tra architettura preistorica e luoghi, con l’obiettivo di (ri)costruirne le relazioni, esplorando le condizioni di liminarità necessarie all’introduzione ai siti rispetto ai contesti paesaggistici nei quali si inseriscono. Le strategie di progetto si concentrano sulla definizione di nuove unità di accesso nei siti che ne sono sprovvisti, sulla riqualificazione delle architetture esistenti attraverso azioni di mitigazione, trasformazione o sostituzione per (ri)inserire l’archeologia all’interno della dimensione paesaggistica che le è propria, mitigando la pressione prodotta dagli elementi al contorno di carattere infrastrutturale, architettonico e impiantistico. Il progetto segue un approccio specifico sui luoghi, non ricorrendo a “soluzioni da catalogo”, ma basandosi su principi fondativi che garantiscono continuità all’intervento: la topografia, il carattere minimo e orizzontale delle architetture e la continuità del muro, variamente declinate, definiscono i sistemi di accesso; la “capsula” contiene gli spazi di servizio e la vegetazione autoctona costituisce lo strumento di gestione dell’ombra negli spazi aperti. L’idea si fonda sulla moltiplicazione del potenziale di ciò che c’è, rinunciando alla costruzione di strutture nuove e limitando il consumo di suolo. Laddove le strutture esistenti appaiono sovradimensionate e mal integrate nel contesto, si opta per una strategia risarcitoria attraverso demolizioni selettive delle parti incongrue e aggiunte puntuali rivolte al miglioramento complessivo della qualità dello spazio.
Progetti per paesaggi archeologici. Strategie di intervento sulla rete dei siti nuragici della Sardegna
Michele Agus
;Carlo Atzeni
;Chiara Cabras
;Stefano Cadoni
;Andrea Margagliotti
;Francesco Marras
;Silvia Mocci
2026-01-01
Abstract
Il paper si inserisce nelle attività del DICAAR (Dipartimento di Ingegneria civile Ambientale e Architettura) dell’Università di Cagliari a supporto della Regione Sardegna per la valorizzazione del patrimonio nuragico, rete di architetture espressione della Civiltà Nuragica, insediata nel periodo preistorico e protostorico che conta oltre ottomila episodi nel territorio regionale. Il progetto si concentra sulla costruzione di un quadro strategico di valorizzazione e accessibilità dei beni archeologici che, allo stato attuale, avviene in maniera episodica e differenziata, senza un coordinamento su finalità, dispositivi e architetture a servizio degli stessi. La ricerca procede attraverso un approccio che utilizza il progetto di architettura e di paesaggio come strumento e propone uno studio strategico su 32 siti nuragici inseriti in tentative list Unesco nel 2023. Questo articolo esplora tre progetti specifici, elaborati per fasi incrementali di intensità e coordinati secondo i protocolli UNESCO, il Santuario di Santa Vittoria a Serri, il Tempio di Domu‘e Urxia a Esterzili e il Santuario di Santa Anastasia a Sardara, attraverso i quali s’indaga il rapporto tra architettura preistorica e luoghi, con l’obiettivo di (ri)costruirne le relazioni, esplorando le condizioni di liminarità necessarie all’introduzione ai siti rispetto ai contesti paesaggistici nei quali si inseriscono. Le strategie di progetto si concentrano sulla definizione di nuove unità di accesso nei siti che ne sono sprovvisti, sulla riqualificazione delle architetture esistenti attraverso azioni di mitigazione, trasformazione o sostituzione per (ri)inserire l’archeologia all’interno della dimensione paesaggistica che le è propria, mitigando la pressione prodotta dagli elementi al contorno di carattere infrastrutturale, architettonico e impiantistico. Il progetto segue un approccio specifico sui luoghi, non ricorrendo a “soluzioni da catalogo”, ma basandosi su principi fondativi che garantiscono continuità all’intervento: la topografia, il carattere minimo e orizzontale delle architetture e la continuità del muro, variamente declinate, definiscono i sistemi di accesso; la “capsula” contiene gli spazi di servizio e la vegetazione autoctona costituisce lo strumento di gestione dell’ombra negli spazi aperti. L’idea si fonda sulla moltiplicazione del potenziale di ciò che c’è, rinunciando alla costruzione di strutture nuove e limitando il consumo di suolo. Laddove le strutture esistenti appaiono sovradimensionate e mal integrate nel contesto, si opta per una strategia risarcitoria attraverso demolizioni selettive delle parti incongrue e aggiunte puntuali rivolte al miglioramento complessivo della qualità dello spazio.I metadati presenti in IRIS UNICA sono rilasciati con licenza Creative Commons CC0 1.0 Universal, mentre i file delle pubblicazioni sono protetti da diritto d'autore, salvo diversa indicazione.



