Il saggio si propone di seguire le orme del grande viaggiatore marocchino Abu ‘Abdallah ibn Battûta (1304-1368) con particolare riguardo alla sua sosta nella città di Costantinopoli nel 1332. Dopo aver compiuto i riti del più importante pilastro del culto musulmano, il hajj, nel novembre 1326, il giovane Ibn Battûta non riprende la via di casa verso il lontano Marocco, ma decide di approfittare della carovana che riportava i pellegrini verso est, diretta a Kufa (1327), dando inizio al suo straordinario viaggio verso lo sterminato continente asiatico. Il suo viaggio è raccontato dettagliatamente nella sua celeberrima rihla, diario di viaggio, prezioso strumento di conoscenza delle terre e dei popoli da lui visitati. L’obiettivo della rihla è quello di descrivere la vastità e la varietà delle terre dell’Islam, di offrire una descrizione utile a quanti seguiranno gli stessi percorsi e di celebrare la grandiosità dell’Islam, che comprendeva territori sterminati, popolazioni diverse e culture accomunate dall’appartenenza a quella comunità virtuale detta umma, basata su una religione il cui centro si trovava a centinaia, quando non a migliaia di chilometri di distanza. Da questa sterminata mole di informazioni, nostra intenzione è estrapolare alcune pagine della rihla che forniscono una sorprendente e interessantissima descrizione di un momento di breve durata, ma molto particolare del suo percorso asiatico: quello dell’entrata nel cuore della Cristianità orientale, quando per un breve periodo Battûta non è più un viaggiatore musulmano che viaggia in terre lontanissime ma comunque musulmane, ma uno straniero, “infedele”, che ha bisogno di protezione per non subire violenza in terra cristiana. Partendo dai territori dell’Orda d’Oro, Transoxiana e Afghanistan, approfittando di un’inaspettata circostanza, egli visiterà la città di Costantinopoli, la mitica capitale dell’impero bizantino, compiendo nel 1332 l’unica escursione in terra non musulmana di tutto il suo trentennale percorso, se si eccettua la lontana Cina. The essay aims to follow the footsteps of the great Moroccan traveler Abu ‘Abdallah Ibn Battuta (1304-1368) with special reference to his stop in the city of Constantinople in 1332. After performing the rites of the most important pillar of the Muslim faith, the hajj, in November 1326, the young Ibn Battuta does not come back home to Morocco, but decided to take advantage of the caravan directed to Kufa (1327) that brought the pilgrims back to the east. So he began his extraordinary journey to the boundless Asia. His journey is described in detail in his famous rihla, that means travel diary, a precious instrument of knowledge of the lands and peoples he visited. The aim of the rihla is to describe the vastness and variety of the lands of Islam, to provide a useful description to those who will follow the same paths and to celebrate the greatness of Islam, which included exterminated territories, different populations and cultures linked by belonging to the virtual community called umma, based on a religion whose center was hundreds, if not thousands of miles away. From this vast amount of information, our intention is to extract some pages of Ibn Battuta’s rihla that give us a surprising and interesting description of a brief but important moment: the entry in the heart of Eastern Christianity, when Ibn Battuta is no longer a Muslim who travels in distant but Muslim lands, but a foreigner, “infidel”, which needs protection in Christian land. Starting from the territories of the Golden Horde, Transoxiana and Afghanistan, taking advantage of an unexpected circumstance, he will visit the city of Constantinople, the legendary capital of the Byzantine Empire, performing in 1332 his unique excursion (except China) into a non Muslim land in his thirty years voyage.

"Al suon di corni, trombe e tamburi..". Ibn battûta a Costantinopoli

MANDUCHI, PATRIZIA
2015

Abstract

Il saggio si propone di seguire le orme del grande viaggiatore marocchino Abu ‘Abdallah ibn Battûta (1304-1368) con particolare riguardo alla sua sosta nella città di Costantinopoli nel 1332. Dopo aver compiuto i riti del più importante pilastro del culto musulmano, il hajj, nel novembre 1326, il giovane Ibn Battûta non riprende la via di casa verso il lontano Marocco, ma decide di approfittare della carovana che riportava i pellegrini verso est, diretta a Kufa (1327), dando inizio al suo straordinario viaggio verso lo sterminato continente asiatico. Il suo viaggio è raccontato dettagliatamente nella sua celeberrima rihla, diario di viaggio, prezioso strumento di conoscenza delle terre e dei popoli da lui visitati. L’obiettivo della rihla è quello di descrivere la vastità e la varietà delle terre dell’Islam, di offrire una descrizione utile a quanti seguiranno gli stessi percorsi e di celebrare la grandiosità dell’Islam, che comprendeva territori sterminati, popolazioni diverse e culture accomunate dall’appartenenza a quella comunità virtuale detta umma, basata su una religione il cui centro si trovava a centinaia, quando non a migliaia di chilometri di distanza. Da questa sterminata mole di informazioni, nostra intenzione è estrapolare alcune pagine della rihla che forniscono una sorprendente e interessantissima descrizione di un momento di breve durata, ma molto particolare del suo percorso asiatico: quello dell’entrata nel cuore della Cristianità orientale, quando per un breve periodo Battûta non è più un viaggiatore musulmano che viaggia in terre lontanissime ma comunque musulmane, ma uno straniero, “infedele”, che ha bisogno di protezione per non subire violenza in terra cristiana. Partendo dai territori dell’Orda d’Oro, Transoxiana e Afghanistan, approfittando di un’inaspettata circostanza, egli visiterà la città di Costantinopoli, la mitica capitale dell’impero bizantino, compiendo nel 1332 l’unica escursione in terra non musulmana di tutto il suo trentennale percorso, se si eccettua la lontana Cina. The essay aims to follow the footsteps of the great Moroccan traveler Abu ‘Abdallah Ibn Battuta (1304-1368) with special reference to his stop in the city of Constantinople in 1332. After performing the rites of the most important pillar of the Muslim faith, the hajj, in November 1326, the young Ibn Battuta does not come back home to Morocco, but decided to take advantage of the caravan directed to Kufa (1327) that brought the pilgrims back to the east. So he began his extraordinary journey to the boundless Asia. His journey is described in detail in his famous rihla, that means travel diary, a precious instrument of knowledge of the lands and peoples he visited. The aim of the rihla is to describe the vastness and variety of the lands of Islam, to provide a useful description to those who will follow the same paths and to celebrate the greatness of Islam, which included exterminated territories, different populations and cultures linked by belonging to the virtual community called umma, based on a religion whose center was hundreds, if not thousands of miles away. From this vast amount of information, our intention is to extract some pages of Ibn Battuta’s rihla that give us a surprising and interesting description of a brief but important moment: the entry in the heart of Eastern Christianity, when Ibn Battuta is no longer a Muslim who travels in distant but Muslim lands, but a foreigner, “infidel”, which needs protection in Christian land. Starting from the territories of the Golden Horde, Transoxiana and Afghanistan, taking advantage of an unexpected circumstance, he will visit the city of Constantinople, the legendary capital of the Byzantine Empire, performing in 1332 his unique excursion (except China) into a non Muslim land in his thirty years voyage.
Ibn Battuta, viaggio, rihla, Costantinopoli
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