Il legislatore italiano di recente si è soffermato sulle forme pensionistiche complementari variando il regime fiscale dei contributi e delle prestazioni nonché la tassazione dei rendimenti derivanti dal processo di investimento del risparmio previdenziale mediante il Decreto legislativo 5 dicembre 2005, n.252 e prevedendo, a partire dal 2008, il meccanismo del silenzio – assenso per il trasferimento del TFR maturando dalle aziende ai Fondi Pensione; questi provvedimenti sono stati presi per rendere possibile il decollo definitivo della previdenza complementare e soprattutto per “favorire”, come da più parti richiesto, l’impiego del risparmio dei lavoratori destinato ai Fondi Pensione rispetto ad altre forme di accumulo finanziario quali il mantenimento del vecchio TFR, l’investimento in prodotti finanziari quali i fondi comuni d’investimento (FCI), ed, in generale, tutte le forme di risparmio gestito previste dalla nostra normativa. Il Decreto Legislativo 252/2005 segue altri tentativi di migliorare la fiscalità dei Fondi Pensione superando definitivamente il principio ante 2000 che le varie forme di impiego del risparmio presenti sul mercato dovessero essere equiparate mediante l’adozione di aliquote fiscali sostanzialmente simili tra le varie alternative. Può essere utile confrontare alcune innovazioni apportate alla fiscalità dei fondi pensione dal legislatore confrontando la loro redditività al netto della tassazione con quella derivante dal mantenimento del TFR e quella di competenza di altri strumenti finanziari, come – per esempio – i già citati FCI.

Fiscalità, convenienza all'adesione ai fondi pensione e confronto con il trattamento di fine rapporto

MICOCCI, MARCO
2006

Abstract

Il legislatore italiano di recente si è soffermato sulle forme pensionistiche complementari variando il regime fiscale dei contributi e delle prestazioni nonché la tassazione dei rendimenti derivanti dal processo di investimento del risparmio previdenziale mediante il Decreto legislativo 5 dicembre 2005, n.252 e prevedendo, a partire dal 2008, il meccanismo del silenzio – assenso per il trasferimento del TFR maturando dalle aziende ai Fondi Pensione; questi provvedimenti sono stati presi per rendere possibile il decollo definitivo della previdenza complementare e soprattutto per “favorire”, come da più parti richiesto, l’impiego del risparmio dei lavoratori destinato ai Fondi Pensione rispetto ad altre forme di accumulo finanziario quali il mantenimento del vecchio TFR, l’investimento in prodotti finanziari quali i fondi comuni d’investimento (FCI), ed, in generale, tutte le forme di risparmio gestito previste dalla nostra normativa. Il Decreto Legislativo 252/2005 segue altri tentativi di migliorare la fiscalità dei Fondi Pensione superando definitivamente il principio ante 2000 che le varie forme di impiego del risparmio presenti sul mercato dovessero essere equiparate mediante l’adozione di aliquote fiscali sostanzialmente simili tra le varie alternative. Può essere utile confrontare alcune innovazioni apportate alla fiscalità dei fondi pensione dal legislatore confrontando la loro redditività al netto della tassazione con quella derivante dal mantenimento del TFR e quella di competenza di altri strumenti finanziari, come – per esempio – i già citati FCI.
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