Assumendo una visione “ecologica” rispettosa del dialogo fra scienze tra loro differenti, peraltro sottesa al nuovo sistema di Classificazione internazionale del Funzionamento, della disabilità e della Salute ( - ICF -OMS 2001), senza pretese di ricostruzione storica, lo studio evidenzia come fin dal ‘700 l’identificazione della disabilità mentale si sia svolta in un clima di ibridazioni disciplinari che, pur liberandola dal più ampio contesto della malattia mentale, a tutt’oggi non ha consentito una definizione diagnostica univocamente condivisa neanche se si fa riferimento agli attuali criteri di riferimento internazionali (ICD-10/DSM4). La contaminazione iniziale dei saperi interrotta dall’articolarsi e complessizzarsi delle singole scienze agli inizi del ‘900 ha lasciato supporre a queste ultime, talvolta con eccessiva enfasi, che la condizione della disabilità intellettiva possa essere ricondotta e chiarita sulla base di un paradigma scientifico-culturale di carattere biomedico (rinforzato in particolare nell’ultimo ventennio dagli studi neuroscientifici e dal supporto delle più moderne tecniche e tecnologie di ricerca scientifica). Ma l’analisi attenta del problema rinvia a spiegazioni più articolate che evidenziano la complessità della persona umana e la sua irriducibilità ad approcci parziali, siano essi medico scientifici o psico-terapeutici. Dallo studio emerge come appaia riduttiva qualsiasi idea che consideri la disabilità intellettiva come uno stato di malattia da cui guarire o una condizione dell’esistenza da modificare a favore di un percorso di “normalizzazione”. Sembra piuttosto che la scienza debba rinunciare alla presunzione di rompere l’unità originaria della persona (disabile o meno) per disporsi, strumentalmente al suo servizio. In tal senso, la prospettiva biopsicosociale a cui si ispira l’ICF apre ad una moltitudine di interrelazioni scientifico-culturali utili a ridurre la situazione di handicap della persona interessata da disabilità intellettiva e sembra far propria una quota rilevante del sapere e degli orientamenti che hanno contraddistinto la pedagogia speciale fin dalla sua nascita

Disabilità intellettiva: tra integrazione dei saperi e riunificazione della persona / Mura, Antonello. - In: L'INTEGRAZIONE SCOLASTICA E SOCIALE. - ISSN 1720-996X. - 3:5(2004), pp. 467-484.

Disabilità intellettiva: tra integrazione dei saperi e riunificazione della persona

MURA, ANTONELLO
2004

Abstract

Assumendo una visione “ecologica” rispettosa del dialogo fra scienze tra loro differenti, peraltro sottesa al nuovo sistema di Classificazione internazionale del Funzionamento, della disabilità e della Salute ( - ICF -OMS 2001), senza pretese di ricostruzione storica, lo studio evidenzia come fin dal ‘700 l’identificazione della disabilità mentale si sia svolta in un clima di ibridazioni disciplinari che, pur liberandola dal più ampio contesto della malattia mentale, a tutt’oggi non ha consentito una definizione diagnostica univocamente condivisa neanche se si fa riferimento agli attuali criteri di riferimento internazionali (ICD-10/DSM4). La contaminazione iniziale dei saperi interrotta dall’articolarsi e complessizzarsi delle singole scienze agli inizi del ‘900 ha lasciato supporre a queste ultime, talvolta con eccessiva enfasi, che la condizione della disabilità intellettiva possa essere ricondotta e chiarita sulla base di un paradigma scientifico-culturale di carattere biomedico (rinforzato in particolare nell’ultimo ventennio dagli studi neuroscientifici e dal supporto delle più moderne tecniche e tecnologie di ricerca scientifica). Ma l’analisi attenta del problema rinvia a spiegazioni più articolate che evidenziano la complessità della persona umana e la sua irriducibilità ad approcci parziali, siano essi medico scientifici o psico-terapeutici. Dallo studio emerge come appaia riduttiva qualsiasi idea che consideri la disabilità intellettiva come uno stato di malattia da cui guarire o una condizione dell’esistenza da modificare a favore di un percorso di “normalizzazione”. Sembra piuttosto che la scienza debba rinunciare alla presunzione di rompere l’unità originaria della persona (disabile o meno) per disporsi, strumentalmente al suo servizio. In tal senso, la prospettiva biopsicosociale a cui si ispira l’ICF apre ad una moltitudine di interrelazioni scientifico-culturali utili a ridurre la situazione di handicap della persona interessata da disabilità intellettiva e sembra far propria una quota rilevante del sapere e degli orientamenti che hanno contraddistinto la pedagogia speciale fin dalla sua nascita
disabilità intelettiva; integrazione; icf
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