Questo saggio (L’esperienza di un comune socialista in “Meridiana”, n.57, 2007) rientra nella domanda storica che presiede il dibattito contemporaneo sui caratteri originali della società regionale e sulla strategia del meccanismo della riproduzione sociale. Registra l’idea e il meccanismo concreto del self-government, segnalando la svolta modernizzatrice che riesce a prendere piede nella periferia della nazione sull’onda del riformismo giolittiano e non nello Stato. In questa direzione, con una rigorosa documentazione d’archivio, la ricerca ricostruisce l’esperienza dell’autonomia e dell’autogoverno municipale, improntato ai valori del socialismo, e analizza la figura e l’opera del sindaco, Felice Porcella, dispiegatasi per più di vent’anni nella sede amministrativa, in quella provinciale, infine, in quella parlamentare come deputato socialriformista, eletto nel suffragio universale del 1913. Un filo conduttore tesse una pianificata iniziazione alla politica volta alla costruzione di una identità civile sulla perorata priorità della centralità delle sue problematiche sociali rispetto alle scelte politiche (pianificazioni territoriali, igieniche, agrarie e idrauliche). Si inquadrano così, all’interno delle condizioni di arretratezza che connotano la Sardegna, i limiti del governo liberale, in una pretesa congiunzione tra Stato e periferia.

L’esperienza di un comune socialista

SORU, MARIA CARMELA
2007

Abstract

Questo saggio (L’esperienza di un comune socialista in “Meridiana”, n.57, 2007) rientra nella domanda storica che presiede il dibattito contemporaneo sui caratteri originali della società regionale e sulla strategia del meccanismo della riproduzione sociale. Registra l’idea e il meccanismo concreto del self-government, segnalando la svolta modernizzatrice che riesce a prendere piede nella periferia della nazione sull’onda del riformismo giolittiano e non nello Stato. In questa direzione, con una rigorosa documentazione d’archivio, la ricerca ricostruisce l’esperienza dell’autonomia e dell’autogoverno municipale, improntato ai valori del socialismo, e analizza la figura e l’opera del sindaco, Felice Porcella, dispiegatasi per più di vent’anni nella sede amministrativa, in quella provinciale, infine, in quella parlamentare come deputato socialriformista, eletto nel suffragio universale del 1913. Un filo conduttore tesse una pianificata iniziazione alla politica volta alla costruzione di una identità civile sulla perorata priorità della centralità delle sue problematiche sociali rispetto alle scelte politiche (pianificazioni territoriali, igieniche, agrarie e idrauliche). Si inquadrano così, all’interno delle condizioni di arretratezza che connotano la Sardegna, i limiti del governo liberale, in una pretesa congiunzione tra Stato e periferia.
l’esperienza dell’autonomia e dell’autogoverno municipale
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