Il saggio esamina l’accordo minerario Cassel nel Guangdong quale osservatorio analitico privilegiato per comprendere la natura multilivello del colonialismo in Cina tra 1917 e 1927. Il caso rivela la coesistenza di progettualità imperialistiche divergenti — metropolitane, corporative e periferiche — e, simultaneamente, la competizione fra differenti visioni di statualità cinese. A livello internazionale, l’articolazione della politica della porta aperta e la costituzione del New International Consortium manifestano il tentativo delle potenze occidentali di disciplinare le pratiche monopolistiche e di salvaguardare l’integrità territoriale della Cina sotto l’autorità di Pechino. Tale quadro si infrange però contro l’azione delle corporazioni britanniche di Hong Kong (JM, B&S, HSBC), che, sostenute dalle autorità coloniali locali, perseguono strategie espansive nel Guangdong volte all’acquisizione di un controllo privilegiato dei distretti carboniferi in un’ottica di rafforzamento politico ed economico della colonia. Parallelamente, sul piano locale, l’instabilità istituzionale generata dalla coesistenza conflittuale tra Pechino e la “Repubblica di Canton” di Sun Yat-sen rivela la pluralità di modelli di statualità in competizione. Il governo cantonese tenta di sfruttare l’interesse europeo per le risorse minerarie al fine di accumulare capitale materiale e riconoscimento diplomatico, mentre le élite federaliste del Guangdong, rappresentate da Chen Jiongming, si oppongono al progetto centralizzatore e nazionalista di Sun. L’affare Cassel si configura così come un osservatorio privilegiato per comprendere l’interdipendenza tra dinamiche locali, statali e globali.

Capitali, minerali e sovranità contese nella Repubblica di Cina (1917-1927). L’accordo sino-britannico Cassel nel Guangdong

Congiu
2025-01-01

Abstract

Il saggio esamina l’accordo minerario Cassel nel Guangdong quale osservatorio analitico privilegiato per comprendere la natura multilivello del colonialismo in Cina tra 1917 e 1927. Il caso rivela la coesistenza di progettualità imperialistiche divergenti — metropolitane, corporative e periferiche — e, simultaneamente, la competizione fra differenti visioni di statualità cinese. A livello internazionale, l’articolazione della politica della porta aperta e la costituzione del New International Consortium manifestano il tentativo delle potenze occidentali di disciplinare le pratiche monopolistiche e di salvaguardare l’integrità territoriale della Cina sotto l’autorità di Pechino. Tale quadro si infrange però contro l’azione delle corporazioni britanniche di Hong Kong (JM, B&S, HSBC), che, sostenute dalle autorità coloniali locali, perseguono strategie espansive nel Guangdong volte all’acquisizione di un controllo privilegiato dei distretti carboniferi in un’ottica di rafforzamento politico ed economico della colonia. Parallelamente, sul piano locale, l’instabilità istituzionale generata dalla coesistenza conflittuale tra Pechino e la “Repubblica di Canton” di Sun Yat-sen rivela la pluralità di modelli di statualità in competizione. Il governo cantonese tenta di sfruttare l’interesse europeo per le risorse minerarie al fine di accumulare capitale materiale e riconoscimento diplomatico, mentre le élite federaliste del Guangdong, rappresentate da Chen Jiongming, si oppongono al progetto centralizzatore e nazionalista di Sun. L’affare Cassel si configura così come un osservatorio privilegiato per comprendere l’interdipendenza tra dinamiche locali, statali e globali.
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