The most recent ‘outputs’ of jurisprudence (especially constitutional), regardless of experiencing a certain multidimensionality of the ‘legal dimension’ of the environment, ‘reveal’ a persistent deficit in providing a deeper and more useful functional consideration than mere ‘meaning’. This results in the difficulty of overcoming the varied and entrenched range of orientations from the recent past which, while expressing admirable evolutionary tendencies (from a set of goods to an immaterial entity, unified interest value, legal situation), had generated widespread and persistent confusion among legal practitioners. In this context, the text aims to examine to what extent a contribution from dogmatics can favourably support the overcoming of this underlying ambiguity, inaugurating a ‘new course’ of practical developments starting from an epistemological-systematic ‘re-examination’ of the conceptual profile. In this regard, it is clear that the issue of a ‘right to the environment’, beyond being extensively debated, is likely destined to remain unresolved as it stands in jurisprudence, since it seems to stem from a methodological approach (to legal problems in general) of a ‘scholastic’ nature: based on ‘substantive concepts’ (starting from those of subjective rights and the environ ment) and little inclined to properly take into account the influence exerted by the spatio-temporal dimensions that should be assumed as reference points from time to time (in terms of the demands arising from experience, as recognised by the legal system and ‘returned’ by it). Where it has seemed more fruitful to approach the problem from the perspective of the intrinsic ‘duty-bound’ nature of subjective legal situations, also taking into account the differences in value that can be traced, from time to time, to the relationships between conflicting principles (for example, the one typically summarised in the phrase ‘sustainable development’): following a functionalist logic (sensitive to the rationales on which the relevant discipline is based at any given time) and, with it, that multifaceted nature of the ‘legal dimension’ of the environment to which (as noted at the beginning) the corresponding conceptual profile cannot remain indifferent.

I più recenti ‘portati’ della giurisprudenza (specie costituzionale), di là dalla circostanza di patire certa poliedricità della ‘dimensione giuridica’ dell’ambiente, ‘tradiscono’ un persistente deficit nel restituirne una considerazione funzionale più profonda ed utile rispetto a quella di mero ‘senso’. Ne deriva la difficoltà a superare il variegato e sedimentato ventaglio di orientamenti del recente passato che, pur esprimendo pregevoli fermenti evolutivi (da complesso di beni ad entità immateriale, interesse-valore unitario, situazione giuridica), aveva ingenerato un diffuso e persistente disorientamento in capo agli operatori del diritto. In tale contesto, lo scritto si propone di verificare in quale misura un apporto di dogmatica possa prestare favorevole sponda al superamento di quell’ambiguità sottesa, inaugurando un ‘nuovo corso’ di sviluppi applicativi a partire da una ‘rivisitazione’ epistemologico-sistematica del profilo concettuale. A questa stregua, s’intuisce come la questione di un “diritto all'ambiente”, di là dal risultare lungamente dibattuta, sia verosimilmente destinata a rimanere irrisolta per come invalsa in ambito giurisprudenziale, dal momento che pare frutto di un approccio di metodo (ai problemi giuridici in genere) di stampo “scolastico”: fondato su “concetti-sostanza” (a partire da quelli di diritto soggettivo e di ambiente) e poco incline a tenere nel debito conto il condizionamento esercitato dalle dimensioni spazio-temporali che di volta in volta dovrebbero assumersi a riferimento (in termini di istanze rivolte dal dato di esperienza, per come recepibili dall'ordinamento e da quest'ultimo “restituite”). Laddove, è parso più proficuo l'impostare il problema nell'ottica della “doverosità” intrinseca alle situazioni giuridiche soggettive, avendo riguardo altresì alle differenze di valore di volta in volta riconducibili ai rapporti fra principi antinomici (es. tipico, quello sintetizzato nella locuzione “sviluppo sostenibile”): assecondando una logica funzionalista (sensibile alle rationes cui la disciplina di volta in volta sia improntata) e, con essa, quella poliedricità della ‘dimensione giuridica’ dell’ambiente cui (come anticipato in esordio) non può restare indifferente il correlato profilo concettuale.

Considerazione giuridica intorno all'ambiente. Contributo di dogmatica alla 'stabilizzazione' di una persistente precarietà giurisprudenziale

Cotza, Paolo
2026-01-01

Abstract

The most recent ‘outputs’ of jurisprudence (especially constitutional), regardless of experiencing a certain multidimensionality of the ‘legal dimension’ of the environment, ‘reveal’ a persistent deficit in providing a deeper and more useful functional consideration than mere ‘meaning’. This results in the difficulty of overcoming the varied and entrenched range of orientations from the recent past which, while expressing admirable evolutionary tendencies (from a set of goods to an immaterial entity, unified interest value, legal situation), had generated widespread and persistent confusion among legal practitioners. In this context, the text aims to examine to what extent a contribution from dogmatics can favourably support the overcoming of this underlying ambiguity, inaugurating a ‘new course’ of practical developments starting from an epistemological-systematic ‘re-examination’ of the conceptual profile. In this regard, it is clear that the issue of a ‘right to the environment’, beyond being extensively debated, is likely destined to remain unresolved as it stands in jurisprudence, since it seems to stem from a methodological approach (to legal problems in general) of a ‘scholastic’ nature: based on ‘substantive concepts’ (starting from those of subjective rights and the environ ment) and little inclined to properly take into account the influence exerted by the spatio-temporal dimensions that should be assumed as reference points from time to time (in terms of the demands arising from experience, as recognised by the legal system and ‘returned’ by it). Where it has seemed more fruitful to approach the problem from the perspective of the intrinsic ‘duty-bound’ nature of subjective legal situations, also taking into account the differences in value that can be traced, from time to time, to the relationships between conflicting principles (for example, the one typically summarised in the phrase ‘sustainable development’): following a functionalist logic (sensitive to the rationales on which the relevant discipline is based at any given time) and, with it, that multifaceted nature of the ‘legal dimension’ of the environment to which (as noted at the beginning) the corresponding conceptual profile cannot remain indifferent.
2026
I più recenti ‘portati’ della giurisprudenza (specie costituzionale), di là dalla circostanza di patire certa poliedricità della ‘dimensione giuridica’ dell’ambiente, ‘tradiscono’ un persistente deficit nel restituirne una considerazione funzionale più profonda ed utile rispetto a quella di mero ‘senso’. Ne deriva la difficoltà a superare il variegato e sedimentato ventaglio di orientamenti del recente passato che, pur esprimendo pregevoli fermenti evolutivi (da complesso di beni ad entità immateriale, interesse-valore unitario, situazione giuridica), aveva ingenerato un diffuso e persistente disorientamento in capo agli operatori del diritto. In tale contesto, lo scritto si propone di verificare in quale misura un apporto di dogmatica possa prestare favorevole sponda al superamento di quell’ambiguità sottesa, inaugurando un ‘nuovo corso’ di sviluppi applicativi a partire da una ‘rivisitazione’ epistemologico-sistematica del profilo concettuale. A questa stregua, s’intuisce come la questione di un “diritto all'ambiente”, di là dal risultare lungamente dibattuta, sia verosimilmente destinata a rimanere irrisolta per come invalsa in ambito giurisprudenziale, dal momento che pare frutto di un approccio di metodo (ai problemi giuridici in genere) di stampo “scolastico”: fondato su “concetti-sostanza” (a partire da quelli di diritto soggettivo e di ambiente) e poco incline a tenere nel debito conto il condizionamento esercitato dalle dimensioni spazio-temporali che di volta in volta dovrebbero assumersi a riferimento (in termini di istanze rivolte dal dato di esperienza, per come recepibili dall'ordinamento e da quest'ultimo “restituite”). Laddove, è parso più proficuo l'impostare il problema nell'ottica della “doverosità” intrinseca alle situazioni giuridiche soggettive, avendo riguardo altresì alle differenze di valore di volta in volta riconducibili ai rapporti fra principi antinomici (es. tipico, quello sintetizzato nella locuzione “sviluppo sostenibile”): assecondando una logica funzionalista (sensibile alle rationes cui la disciplina di volta in volta sia improntata) e, con essa, quella poliedricità della ‘dimensione giuridica’ dell’ambiente cui (come anticipato in esordio) non può restare indifferente il correlato profilo concettuale.
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