Carlo Collodi’s The Adventures of Pinocchio and Salvatore Satta’s The Day of Judgement are two works that differ greatly in literary genre and historical context. Yet an underlying theme, one that has enjoyed considerable literary success, links the fate of Pietro Catte to the vicissitudes of Pinocchio: namely, the ‘story of the poor man who ruins himself through excessive ambition’. The starting point, moreover, can also determine the scope of events: if the protagonist is already on the brink of destitution, the moment he goes astray or falls, he risks facing death – of which the ‘hospital’ represents the physical manifestation, and the ‘prison’ the social one. The pair of swindlers who lead their naive victim to believe he can increase his wealth, and the great oak tree from which the fool ends up hanging by a noose around his neck, are the most obvious signs of intertextuality, corroborated by a dense network of references spanning entire sequences: this is what emerges from a parallel reading of the two main storylines that mark the misadventures of Pinocchio and Pietro Catte, beginning with the fact that both come into possession of a small treasure: the gold zecchini that Mangiafoco gave to the puppet and the inheritance that the ‘idler’ Catte receives upon the death of his aunt Mariantonia. It is, in fact, the availability of cash – together with the delusional notion of getting rich ‘without lifting a finger’ – that brings about the downfall of the two protagonists. The first phase is therefore triggered by the mirage of opulence, a mirage subsequently shattered by the realization that they have been swindled. The second phase stems from the first, and it is this that will lead the victims to atone for their sins by dying by hanging.

Le avventure di Pinocchio di Carlo Collodi e Il giorno del giudizio di Salvatore Satta sono due opere lontane per genere letterario e contesto storico di riferimento. Eppure un motivo di fondo, dalla cospicua fortuna letteraria, riconnette la sorte di Pietro Catte alle peripezie di Pinocchio, ovvero la «storia del povero che si perde per un eccesso di ambizioni». La condizione di partenza, peraltro, può anche determinare l’orizzonte degli eventi: se il protagonista è già prossimo alla miseria, nel momento in cui dovesse perdersi o cadere rischierebbe di andare rovinosamente incontro alla morte ‒ di cui lo «spedale» rappresenta la proiezione fisica, e la «prigione» quella sociale. La coppia di imbroglioni che fa credere all’ingenua vittima di poter incrementare il proprio capitale e la grande quercia dove lo stolto finisce appeso col laccio alla gola sono i più macroscopici segnali d’intertestualità, corroborati da una fitta rete di riferimenti che coinvolgono intere sequenze: è quanto disvela la lettura in parallelo dei due movimenti principali che scandiscono le disavventure di Pinocchio e Pietro Catte, a partire dalla circostanza per cui entrambi entrano in possesso di un piccolo tesoro: gli zecchini d’oro che Mangiafoco consegnò al burattino e l’eredità che il “fannullone” Catte riceve alla morte della zia Mariantonia. È difatti la disponibilità di denaro in contanti ‒ insieme all’allucinato proposito di arricchire «senza durar fatica» ‒ a determinare la rovina dei due protagonisti. Il primo movimento è quindi innescato dal miraggio dell’opulenza, poi annichilito dalla presa di coscienza dell’imbroglio subìto. Il secondo movimento deriva dal primo, ed è quello che accompagnerà le vittime a espiare le proprie colpe con la morte per impiccagione.

Pietro Catte incontrò il gatto e la volpe. Un incrocio fra Il giorno del giudizio e Le avventure di Pinocchio

Andrea Cannas
2026-01-01

Abstract

Carlo Collodi’s The Adventures of Pinocchio and Salvatore Satta’s The Day of Judgement are two works that differ greatly in literary genre and historical context. Yet an underlying theme, one that has enjoyed considerable literary success, links the fate of Pietro Catte to the vicissitudes of Pinocchio: namely, the ‘story of the poor man who ruins himself through excessive ambition’. The starting point, moreover, can also determine the scope of events: if the protagonist is already on the brink of destitution, the moment he goes astray or falls, he risks facing death – of which the ‘hospital’ represents the physical manifestation, and the ‘prison’ the social one. The pair of swindlers who lead their naive victim to believe he can increase his wealth, and the great oak tree from which the fool ends up hanging by a noose around his neck, are the most obvious signs of intertextuality, corroborated by a dense network of references spanning entire sequences: this is what emerges from a parallel reading of the two main storylines that mark the misadventures of Pinocchio and Pietro Catte, beginning with the fact that both come into possession of a small treasure: the gold zecchini that Mangiafoco gave to the puppet and the inheritance that the ‘idler’ Catte receives upon the death of his aunt Mariantonia. It is, in fact, the availability of cash – together with the delusional notion of getting rich ‘without lifting a finger’ – that brings about the downfall of the two protagonists. The first phase is therefore triggered by the mirage of opulence, a mirage subsequently shattered by the realization that they have been swindled. The second phase stems from the first, and it is this that will lead the victims to atone for their sins by dying by hanging.
2026
Le avventure di Pinocchio di Carlo Collodi e Il giorno del giudizio di Salvatore Satta sono due opere lontane per genere letterario e contesto storico di riferimento. Eppure un motivo di fondo, dalla cospicua fortuna letteraria, riconnette la sorte di Pietro Catte alle peripezie di Pinocchio, ovvero la «storia del povero che si perde per un eccesso di ambizioni». La condizione di partenza, peraltro, può anche determinare l’orizzonte degli eventi: se il protagonista è già prossimo alla miseria, nel momento in cui dovesse perdersi o cadere rischierebbe di andare rovinosamente incontro alla morte ‒ di cui lo «spedale» rappresenta la proiezione fisica, e la «prigione» quella sociale. La coppia di imbroglioni che fa credere all’ingenua vittima di poter incrementare il proprio capitale e la grande quercia dove lo stolto finisce appeso col laccio alla gola sono i più macroscopici segnali d’intertestualità, corroborati da una fitta rete di riferimenti che coinvolgono intere sequenze: è quanto disvela la lettura in parallelo dei due movimenti principali che scandiscono le disavventure di Pinocchio e Pietro Catte, a partire dalla circostanza per cui entrambi entrano in possesso di un piccolo tesoro: gli zecchini d’oro che Mangiafoco consegnò al burattino e l’eredità che il “fannullone” Catte riceve alla morte della zia Mariantonia. È difatti la disponibilità di denaro in contanti ‒ insieme all’allucinato proposito di arricchire «senza durar fatica» ‒ a determinare la rovina dei due protagonisti. Il primo movimento è quindi innescato dal miraggio dell’opulenza, poi annichilito dalla presa di coscienza dell’imbroglio subìto. Il secondo movimento deriva dal primo, ed è quello che accompagnerà le vittime a espiare le proprie colpe con la morte per impiccagione.
Salvatore Satta; Carlo Collodi; Il giorno del giudizio; Le avventure di Pinocchio; Intertestualità
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Utilizza questo identificativo per citare o creare un link a questo documento: https://hdl.handle.net/11584/488625
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