Introduzione L’uso delle dita è stato a lungo correlato all’elaborazione numerica. Nel corso dello sviluppo le dita vengono utilizzate per contare, calcolare, rappresentare la numerosità e l’uso delle dita è stato considerato un ponte tra senso del numero non-simbolico e il concetto numerico rappresentato simbolicamente. In questo lavoro abbiamo voluto approfondire il ruolo delle dita nella rappresentazione numerica con bambini di prima e seconda primaria. Metodo Abbiamo sottoposto 143 bambini, 74 (40 F) frequentanti la prima e 69 (30 F) frequentanti la seconda primaria a due compiti, misurando accuratezza e tempi di reazione (TR). Il primo compito era un confronto di grandezze (qual è di più) con stimoli presentati in 3 formati: pallini (dot) e configurazione della mano (dita) come condizioni non simboliche e numeri arabi (digit) come condizione simbolica. Il secondo un compito di calcolo dove venivano mostrate addizioni a una cifra e si doveva decidere sulla correttezza del risultato, con stimoli presentati in due formati: dita e digit. Risultati Le analisi sono state condotte utilizzando l’ANOVA a misure ripetute. Per il compito di confronto di grandezza i risultati hanno mostrato sia con i dot che con le dita un’accuratezza significativamente superiore a quella per i digit, senza effetto dell’età. Per il compito delle addizioni è presente un effetto di interazione tra condizione (dita vs digit) ed età: i confronti post hoc hanno mostrato che i bambini di prima erano complessivamente meno accurati dei più grandi, ma che questa differenza era significativamente minore quando gli addendi venivano presentati come dita. Per i TR, gli effetti principali di età e condizione sono risultati significativi, così come l’effetto dell’interazione: i bambini di prima erano significativamente più lenti, in particolare nell’elaborazione dei digit. Discussione I risultati mostrano che per un compito di stima, come quello di confronto di grandezze, le rappresentazioni non simboliche (dita e dot) sono più disponibili rispetto alle rappresentazioni simboliche, sia in prima che in seconda primaria. Quando si tratta di effettuare un calcolo, invece, emerge una differenza tra le età: i più grandi fanno, come atteso, meno errori dei più piccoli ma la differenza tra le prestazioni è molto meno forte nella condizione dita rispetto ai digit, con i bambini piccoli che recuperano, in questa condizione, lo svantaggio dato dalla loro minore esperienza con i calcoli. Questo risultato suggerisce che nel primo periodo di approccio formale alla matematica le dita rimangano un formato rappresentazionale utile anche nelle attività aritmetiche di base oltre che per le stime di quantità ed è in linea con le ipotesi provenienti dagli studi sull’emboided cognition che suggeriscono l’utilità di integrare l’insegnamento simbolico con approcci corporei e spaziali.

La rappresentazione simbolica e non-simbolica della quantità e le abilità aritmetiche di base, che ruolo giocano le dita?

Rachele Fanari
Primo
;
Carla Meloni
Secondo
;
Federico Zorzi;Beniamina Mercante;
2026-01-01

Abstract

Introduzione L’uso delle dita è stato a lungo correlato all’elaborazione numerica. Nel corso dello sviluppo le dita vengono utilizzate per contare, calcolare, rappresentare la numerosità e l’uso delle dita è stato considerato un ponte tra senso del numero non-simbolico e il concetto numerico rappresentato simbolicamente. In questo lavoro abbiamo voluto approfondire il ruolo delle dita nella rappresentazione numerica con bambini di prima e seconda primaria. Metodo Abbiamo sottoposto 143 bambini, 74 (40 F) frequentanti la prima e 69 (30 F) frequentanti la seconda primaria a due compiti, misurando accuratezza e tempi di reazione (TR). Il primo compito era un confronto di grandezze (qual è di più) con stimoli presentati in 3 formati: pallini (dot) e configurazione della mano (dita) come condizioni non simboliche e numeri arabi (digit) come condizione simbolica. Il secondo un compito di calcolo dove venivano mostrate addizioni a una cifra e si doveva decidere sulla correttezza del risultato, con stimoli presentati in due formati: dita e digit. Risultati Le analisi sono state condotte utilizzando l’ANOVA a misure ripetute. Per il compito di confronto di grandezza i risultati hanno mostrato sia con i dot che con le dita un’accuratezza significativamente superiore a quella per i digit, senza effetto dell’età. Per il compito delle addizioni è presente un effetto di interazione tra condizione (dita vs digit) ed età: i confronti post hoc hanno mostrato che i bambini di prima erano complessivamente meno accurati dei più grandi, ma che questa differenza era significativamente minore quando gli addendi venivano presentati come dita. Per i TR, gli effetti principali di età e condizione sono risultati significativi, così come l’effetto dell’interazione: i bambini di prima erano significativamente più lenti, in particolare nell’elaborazione dei digit. Discussione I risultati mostrano che per un compito di stima, come quello di confronto di grandezze, le rappresentazioni non simboliche (dita e dot) sono più disponibili rispetto alle rappresentazioni simboliche, sia in prima che in seconda primaria. Quando si tratta di effettuare un calcolo, invece, emerge una differenza tra le età: i più grandi fanno, come atteso, meno errori dei più piccoli ma la differenza tra le prestazioni è molto meno forte nella condizione dita rispetto ai digit, con i bambini piccoli che recuperano, in questa condizione, lo svantaggio dato dalla loro minore esperienza con i calcoli. Questo risultato suggerisce che nel primo periodo di approccio formale alla matematica le dita rimangano un formato rappresentazionale utile anche nelle attività aritmetiche di base oltre che per le stime di quantità ed è in linea con le ipotesi provenienti dagli studi sull’emboided cognition che suggeriscono l’utilità di integrare l’insegnamento simbolico con approcci corporei e spaziali.
2026
978-88-3283-618-9
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Utilizza questo identificativo per citare o creare un link a questo documento: https://hdl.handle.net/11584/479905
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